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apr 13

Gheppio ferito.

Domenica 11 Aprile 2010. Questa giornata è stata l’occasione per una buona azione; ero infatti sulla  Murgia Materana per un breve giretto in compagnia degli amici Mirella e Alfredo e nonostante il tempo non proprio dei migliori, volevamo fare qualche osservazione ornitologica e magari qualche foto alle tante orchidee che in questo periodo tappezzano l’altopiano. In corrispondenza di una recinzione abbiamo però notato una femmina di Gheppio (Falco tinnunculus) in evidente difficoltà (cercava di nascondersi dietro alcuni cespugli ma più che volare, camminava velocemente riuscendo a sollevarsi di poco dal suolo). Dopo diversi tentativi non riusciti, avevamo perso la speranza di poterla soccorrere, ma la nostra perseverenza, un po’ di fortuna e soprattutto la voglia di aiutare questo simpatico esemplare, che guardandoci da dietro la recinzione, in fondo quasi chiedeva il nostro aiuto….ha fatto sì che la potessimo recuperare nonostante la mancanza di mezzi adeguati. Affidata alle amorevoli e competenti cure di personale specializzato (presentava una ferita all’ala sinistra ed un evidente denutrimento) speriamo tutti che possa riacquistare presto una buona salute e soprattutto la libertà. Se trovate un uccello in difficoltà ricordatevi che si tratta di un bene indisponibile dello Stato, quindi non può essere detenuto se non per il periodo strettamente necessario a prestare le prime cure,  e che successivamente va affidato nel più breve tempo possibile agli organi di vigilanza territoriale come il Corpo forestale dello Stato o i corpi di polizia provinciale che provvederanno a consegnarlo al più vicino centro di recupero per la fauna selvatica.

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apr 04

La Moricandia comune.

I calanchi della Basilicata, apparentementi aridi, brulli e privi di emergenze floro-faunistiche,  offrono all’occhio di un attento visitatore, diversi motivi d’interessi, legati non soltanto al paesaggio ed alla geomorfologia,  ma anche  a motivi vegetazionali e floristici. Al riguardo una delle specie più interessanti è senz’altro una bella ed elegante pianta della famiglia delle Crucifere: la Moricandia arvensis (Moricandia comune). Dotata di fiori rosa-violaceo e  foglie tipicamente amplessicauli (allargate alla base e che circondano il fusto), fiorisce tra Marzo ed Ottobre tra i 200 ed i 500 mt. s.l.m., lungo scarpate stradali, incolti, terrazzi fluviali, lungo le ferrovie, su suoli argillosi e ciottolosi. Comune in alcune regioni, diventa più rara in altre località. In Italia è presente lungo l’alto versante tirrenico ed in alcuni siti del meridione. In Basilicata è presente oltre che nei calanchi di Aliano,  nella Valle del Basento (Ferrandina), nei pressi di Valsinni e Sant’Arcangelo. E’ una specie con areale mediterraneo-sahariano ed in Basilicata il suo status di conservazione è considerato vulnerabile a causa dell’utilizzazione dei siti dove vive.

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mar 30

I Calanchi di Aliano

Prima esplorazione in questa zona, che immaginavo “piatta”, anche se indubbiamente fascinosa. Mi rappresentavo distese di argille abbacinanti, stradine polverose perse un po’ nel nulla, un paesaggio allettante nella e per la sua “miseria”.
Invece mi ha stupito la molteplicità di forme che la terra dei calanchi può concedere. Il susseguirsi di creste acuminate e piane verdissime,  di cuspidi talvolta candide talvolta arrossate, di strapiombi impressionanti; l’alternanza di incisioni nettissime e di morbide biancane, i terrazzi sabbiosi, dai quali si poteva scorgere l’intera Valle dell’Agri e, in lontananza,  il massiccio del Pollino e le sue vette innevate.
L’ospitalità di Masseria Calvello è qualcosa che solo nel cuore genuino della Lucania si può trovare, il richiamo alla semplicità di una stretta di mano benaugurante e di un bicchier di vino rosso.
Nella umile vastità di questo paesaggio si incastonavano, qui e là, mirabili gemme: la Ophrys tarentina, ormai non più appannaggio esclusivo delle pinete ioniche; la Moricandia arvensis, splendida crocifera, il volo dei bianconi in corteggiamento, le loro evoluzioni amorose altissime nel cielo, l’armoniosa risolutezza con cui si afferravano per gli artigli; i rugosi ulivi plurisecolari intorno a Masseria Panevino e l’incontro ravvicinato col Nibbio reale nell’abitato di Aliano. Qui, infine, si ripercorrono le tappe del triste confino di Carlo Levi, respirando ancora l’aria immutabile di un isolamento che non può essere del tutto sconveniente.

Un grazie ad Adriano per la sua guida, oltre che sapiente guida.

Mirella Campochiaro

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mar 18

Orme sulla neve.

Compiere un’escursione sulla neve, non permette soltanto di godersi paesaggi fiabeschi ed incantanti, ma offre anche la possibilità di imparare a riconoscere le tracce ed i segni degli animali che frequentano i boschi e le nostre montagne. Se si ha la possibilità di effettuare un’uscita subito dopo una nevicata, ecco che il manto bianco si ricoprirà delle orme di alcuni frequentatori, a volte poco visibili, di questi ambienti e che possono essere riconosciuti con un minimo di esperienza. Tra le orme più frequenti ci sono quelle della Volpe, molto simili all’impronta di un cane della medesima taglia, se ne distinguono soprattutto per la forma più stretta ed allungata; quelle del Cinghiale, invece, hanno una caratteristica forma trapezioidale, grazie alla presenza di due speroni situati posteriormente ai due zoccoli, particolare che ne permette la distinzione dalle simili tracce di altri ungulati (cervi, caprioli). Quelle di una Lepre che si muove sulla neve, sono invece costituiti da una specie di “T” rovesciata dove i due segni affiancati sono costituiti dalle lunghe zampe posteriori, mentre quelli posti in successione uno dietro l’altro, appartengono alle zampe anteriori, più corte. Infine, in particolare su neve leggermente più dura, è possibile scorgere i segni lasciati da un uccello che si è posato per terra, in questo caso, con molta probabilità un Merlo, che come da sua abitudine, si è posato sul terreno per cibarsi.

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merlo
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mar 17

Il Rampichino dell’Abetina.

Una spendida giornata, non c’è che dire. Una leggera nevicata aveva imbiancato la magica Abetina di Laurenzana, ma il sole , nonostante il freddo intenso, faceva capolino tra i cerri, i faggi e gli abeti di questa magica località che tanto amo. Arrivati nei pressi di un maestoso cerro marcescente, ho prima sentito, poi visto, una coppia di rampichini comuni (Certhia brachydactyla) che si aggirava tra i rami ed il tronco del patriarca vecchio di secoli. Si trattava con molta probabilità di una coppia nidificante, che ha saggiamente sfruttato gli anfratti, i buchi, la corteccia sollevata dal tronco, in definitiva tutte le possibilità che solo questo tipo di piante possono dare agli uccelli che necessitano di cavità per nidificare. Il Rampichino comune in Basilicata frequenta in particolare i boschi di querce, lasciando il posto al quasi identico Rampichino alpestre (Certhia familiaris) solo nelle faggete più mature e nelle abetine del Pollino; le due specie, quasi gemelle visivamente, sono infatti distinguibili solo per il canto, abbastanza differente. Caratteristica comune ai due rampichini, è comunque quella di frequentare alberi dalla corteccia rugosa (querce, olmi, vecchi faggi ed abeti) e di nidificare tra le fessure delle cortecce quando queste si distaccano dal tronco. Si arrampicano sugli alberi con un tipico movimento a spirale, ed una volta in cima, si spostano su di un’altra pianta oppure ritornano alla base dello stesso albero per ricominciare l’esplorazione alla ricerca degli insetti di cui si nutrono (infatti la conformazione delle zampe non permette al rampichino  di scendere a testa in giù come altre specie).  Che fortuna è stata poterlo osservare per così tanto tempo mentre con la sua livrea mimetica si arrampicava sul grande albero, indimenticabile!

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Trova il Rampichino....
Rampichino comune
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Grande Cerro secolare
Rampichino comune
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Rampichino comune
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