Il Capriolo autoctono
Il capriolo autoctono del Pollino, confinato in poche decine di esemplari nel versante calabrese (monti d’Orsomarso) è tornato a vivere anche sul versante lucano del massiccio montuoso. La foto dell’amico Alfredo Sabino del 9 Aprile 2011 ne è l’inequivocabile testimonianza. Dopo anni in cui si vociferava della sua presenza anche sul Pollino lucano (avvistamenti mai confermati, tracce e segnalazioni di pastori) c’è la prova che questo bellissimo cervide (il più piccolo della sua famiglia) frequenta nuovamente i boschi ed i pascoli del cuore del parco nazionale. Vecchie testimonianze, le ultime della sua presenza sul Pollino, lo davano nei dintorni della Falconara ma anche nel vicino monte La Spina ed i tentativi di reintroduzione in altre località della regione, erano fallite miseramente (parco della val d’Agri negli anni ’80). Eppure i tantissimi toponimi ne attestano la passata presenza (Serra del Caprio, Piano Capriolo, Pian di Caprio, solo per citarne alcuni) e solo la distruzione degli ambienti naturali, ma soprattutto, la caccia spietata, hanno portato all’estinzione di questa razza meridionale di capriolo, importantissima perché geneticamente ed anche morfologicamente ben differenziata dagli altri ceppi del nord Italia, in cui sono presenti esemplari di provenienza anche estera. Già durante un’escursione nel parco di Gallipoli-Cognato, avevo avuto la possibilità di rinvenire gli escrementi di questo piccolo cervide, comune in ambienti ecotonali, cioè di transizione tra il bosco ed i pascoli, ma anche dei campi coltivati della cui vicinanza a volte beneficia. Questo timido cervide, tipico di zone di media montagna ma anche di pianura, ha bisogno di aree semiaperte, tipicamente coperte da arbusti e piccoli alberi dei quali si ciba (gemme apicali e foglie in particolare) distinguendosi in questo dagli altri cervidi. La ricolonizzazione spontanea del capriolo è un fatto importante, perché avvenuta senza l’ausilio di interventi e progetti che pure in regione si sono fatti (Bosco Pantano di Policoro e foreste demaniali regionali come a Gallipoli-Cognato) anche se avvenuti con metodo scientifico e con esemplari prelevati dagli altri ceppi autoctoni (tenuta di Castelporziano). Oltre al Pollino, in Italia meridionale è presente l’altro nucleo del Gargano, anch’esso minacciato e sull’orlo dell’estinzione.

