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dic 31

Il Picchio muraiolo delle Dolomiti lucane.

Il comprensorio delle Piccole Dolomiti lucane, un’aspra ed accidentata catena di arenarie, rappresenta l’habitat ideale per diverse specie di uccelli legati alle pareti rocciose ed alle zone rupestri in generale. E’ difatti davvero interessante  l’avifauna che qui trova gli ambienti adatti per riprodursi, svernare o che frequenta la zona lungo le rotte migratorie: la grande e bellissima Cicogna nera  che nidifica sulle pareti verticali, la rara Rondine montana, anch’essa nidificante, il Passero solitario, che fa capolino tra gli spuntoni rocciosi, il Codirosso spazzacamino nidificante e presente tutto l’anno, il rarissimo Sordone,  ma anche il poco comune Zigolo muciatto o il Codirossone, la cui presenza è stata accertata nella scorsa Primavera durante un’escursione. Non parliamo, poi, dei rapaci, in particolare del Falco pellegrino che sfrutta le pareti rocciose per avventarsi sulle prede da catturare o l’elegante Nibbio reale che a volte utilizza le balze rocciose per controllare il proprio territorio di caccia. Ma sicuramente una delle presenze più interessanti è quella del Picchio muraiolo, scoperto solo pochi anni fa’ da alcuni naturalisti locali, quest’uccello appartenente alla famiglia dei Tichodromadidae, è senza dubbio una presenza inaspettata, in quanto raro in tutto il Sud Italia. Le rupi delle Piccole Dolomiti lucane rappresentano l’area di svernamento di questa piccola specie (le dimensioni sono comprese tra 15 e 17 cm.), infatti questo uccello, più che lunghe migrazioni dai siti di nidificazione (alte montagne con imponenti pareti rocciose) predilige brevi spostamenti di corto raggio o movimenti verticali verso ambienti adatti e meno freddi, nei quali ci sia disponibilità di cibo (in particolare piccoli ragni) che cattura grazie al becco lungo e ricurvo ed alla sua capacità di spostarsi lungo le pareti rocciose tramite le zampe robuste e dotate di lunghe dita. La colorazione, in particolare quella invernale, è particolarmente mimetica riuscendo a confondersi facilmente con il colore delle pareti per sfuggire così agli uccelli predatori, salvo quando apre  e richiude  le ali corte e larghe, mostrando in tal modo la vivace colorazione nera e rossa e con piccole macchie, tipico segnale territoriale e di comunicazione all’interno della stessa specie. Durante l’Inverno la sua presenza nei pressi dei centri abitati di Castelmezzano e Pietrapertosa, rappresenta sicuramente un motivo in più per visitare, con il dovuto rispetto, quest’area del parco. Sarebbe inoltre importante approfondire le conoscenze riguardo la provenienza dei picchi muraioli delle Piccole Dolomiti lucane, per dare maggiore significato alla loro presenza e capirne gli spostamenti, dato che al momento non esistono studi o ricerche mirate.

 

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picchio-muraiolo-di-castelmezzano

 

 

dic 08

Itinerari: da Oliveto lucano a Monte Croccia.

Il Parco regionale di Gallipoli-Cognato e Piccole Dolomiti lucane non smetterà mai di piacermi, è inutile, ci sono troppo affezionato….Questa piccola area protetta, mai molto considerata dall’escursionistica, si rivela, invece, ricchissima di scoperte naturalistiche che vanno sempre di pari passo ad un ambiente naturale nel quale il connubio Uomo e Natura è davvero armonico, le esigenze dell’uno non vanno contro  quelle dell’altro, almeno fino ad oggi, peccato che le compagnie petrolifere bussano alle porte ed i boschi spesso non sono conservati per quello che sono, un valore ed un bene comune da conservare. L’escursione di Domenica 6 Dicembre 2009 ha collegato il piccolo paese di Oliveto lucano ripercorrendo antichi sentieri e mulattiere che ci hanno portato fino in cima al Monte Croccia. Punto di partenza è stata la località Piano di Campo, poco fuori il centro abitato di questo paesino della Montagna materana, posto su di un costone arenaceo e circondato da boschi e valloni, ma soprattutto da splendidi e ben curati uliveti che hanno fatto da scenario alla prima parte del percorso. Poco distante dal punto di partenza è situata la Cappella della Madonna di Piano di Campo, risalente al XVIII e circondata da estese piantagioni di Ulivo, ai cui margini, bellissime querce secolari delimitano i sentieri che si intrecciano in questa zona. Proprio in questa parte del percorso abbiamo avvistato alcuni Nibbi reali che in coppia emettevano il caratteristico “fischio”, mentre uno Sparviere ha fatto capolino tra la macchia mediterranea ed i coltivi, nonchè un grosso Cinghiale che attraversava un campo. Terminata la zona più antropizzata, sono apparsi i primi boschetti di querce (Cerro e Farnetto) fino ad arrivare all’Acqua di Cucco, una località ricca di sorgenti e di piccoli orti, ma soggetta a movimenti franosi di una certa entità, prova ne sono i calanchi e le zone interessate da dissesti del terreno, testimonianza di antichi disboscamenti. Una deviazione ci ha permesso di visitare il piccolo borgo di Pedano, nel quale è ancora praticata la pastorizia ovi-caprina, in un paesaggio di campi coltivati e maestose querce. Tornati indietro, abbiamo seguito un bellissimo sentiero nel bosco, ormai poco frequentato, dove sono anche presenti curiose formazioni rocciose, fino ad arrivare sul crinale che segna l’inizio della Foresta Demaniale di Gallipoli-Cognato. Qui il bosco si arricchisce di piante secolari di Rovere meridionale, e dopo la sosta al Piano di Tolve, abbiamo continuato la nostra bella escursione tra fantastiche rocce, bellissimi querceti e dense macchie di Erica arborea; dopo una breve deviazione per ammirare il panorama da un picco roccioso isolato, la nostra ultima fatica della giornata per arrivare nella splendida cerreta che ammanta l’Airone, una cima di 1.126 mt.s.l.m.che precede il Monte Croccia vero e proprio. La successiva discesa al sottostante valico e quindi la breve visita (eravamo ormai all’imbrunire) alla Riserva naturale antropologica di Monte Croccia, un piccolo scrigno di Natura e Storia, che non può essere certo descritta in poche parole; il panorama verso la Valle del Basento, il silenzio del bosco appena illuminato dal tramonto verso l’Appennino lucano, le suggestive rocce di Pietra della Mola ed il volo di un Pipistrello tra le  grandi querce al tramonto, hanno fatto il resto. In definitiva, un’altra bella giornata di escursionismo alternativo. Mi sono proprio divertito….

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madonna-piano-di-campo
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nov 29

Sulle orme dei briganti: il Bosco di Cognato.

Altra bella ed interessante escursione nel Parco regionale di Gallipoli-Cognato e Piccole Dolomiti lucane, alla scoperta di nuovi itinerari in quest’area protetta sempre prodiga di meraviglie naturalistiche e non solo. Il Bosco di Cognato, esteso per circa 1.100 ettari in territorio di Calciano (MT),  è da sempre appartenuto alla Mensa vescovile di Tricarico, la vicina cittadina del Medio Basento che ne ha detenuta la proprietà in virtù di antiche donazioni fatte dai San Severino, signori di questo paese e di altri possedimenti in tutto il Sud Italia. Con la soppressione dei beni ecclesiastici, la tenuta boschiva ritornò nelle legittime proprietà del piccolo ed appena nato comune di Calciano, salvo poi essere acquisito dal nuovo stato unitario che lo ha posseduto fino ai primi anni ottanta, quando è stato ceduto alla Regione Basilicata. Tanti sono i motivi d’interesse che ruotano attorno a questo bosco che si estende dalla Valle del Basento fino alla cima del Monte Croccia (da circa 300 fino ai 1151 mt. s.l.m.). Innanzitutto il Bosco di Cognato, a differenza della tenuta gemella di Gallipoli, presenta in alcune aree una morfologia più aspra ed accidentata, e questo ha fatto sì che in passato si conservasse, almeno nelle zone più selvagge; ed è per questo che anche oggi possiamo ammirare splendidi e monumentali esemplari di varie specie arboree: Cerro, Farnetto, Rovere meridionale, Frassino meridionale, Carpino bianco, Carpino nero, Tiglio, Olmo montano, assieme a varie specie di aceri e magnifici agrifogli arborei. Lungo le pareti rocciose è presente il Leccio assieme all’Erica arborea ed al Corbezzolo, mentre nelle zone più basse e calde, sono diffuse la Fillirea in artistiche forme causate dal pascolo, il Lentisco, la Spina cristi e lungo i corsi d’acqua, la Tamerice. Sulla parete del Monte Croccia è invece presente il bellissimo Acero di Lobel, in uno dei pochissimi siti del Materano.  Per quanto riguarda la flora erbacea, possiamo citare alcune specie molto rare o endemiche: il Garofano del Vulture, la Linaria Dalmatica, la Peonia maschio e tra le orchidee la rara Ofride di Lacaita. Per quanto concerne la fauna, le presenze più importanti riguardano l’Istrice diffuso nelle zone più basse, il Cinghiale, da sempre presente in questa zona ed il Lupo che saltuariamente frequenta la foresta. Un progetto dell’ente parco, che speriamo abbia successo, ha permesso la reintroduzione del Capriolo italico. Tra gli anfibi da segnalare la Salamandrina dagli occhiali, legata ai ruscelli stagionali ed  agli abbeveratoi. Tra gli ucccelli le presenze più importanti sono quelle del grande Corvo imperiale che nidifica sulle pareti rocciose, del Picchio rosso mezzano e del Picchio rosso minore, legati ai boschi naturali di querce e del Nibbio reale che caccia nelle zone più aperte.  Ma il Bosco di Cognato è stato da sempre frequentato dall’Uomo, lo testimoniano il sito dei Monte Croccia dove è presente una fortificazione lucana del IV secolo a.C. ma con tracce più antiche legate alla preistoria lucana (sito Mesolitico di Pietra della Mola). Ma il bosco è stato popolato anche successivamente, l’esempio più importante è quello della piccola cappella di Santa Maria di Serra Cognato, meglio conosciuta come Cappella Cognato, inserita in un paesaggio incantevole e che sembra sia stata fondata da San Guglielmo da Vercelli, che nella Foresta di Cognato si fermò per alcuni anni conducendo una vita da eremita attorno agli inizi dell’XII secolo. Altri manufatti di rilevante importanza sono le caserme forestali (i ruderi di quella vecchia e di quella nuova costruita più alto) ma anche i resti del Casone di Cognato, nel passato utilizzato per la trasformazione del latte delle mucche podoliche e la piccola Masseria Mandria, attuale base e ricovero per i pastori della zona. Numerose e suggestive le testimonianze legate al brigantaggio post-unitario, con la presenza di diverse località che ricordano questo periodo storico, molto importante per la Basilicata; il Bosco di Cognato fu infatti percorso per alcuni anni da bande di briganti del posto che si unirono a quelle più famose ed organizzate di altre zone della regione. Il bosco fu per diversi anni rifugio e ricovero sicuro per questi uomini, ricordiamo per tutte le banda di Percoco, Cifuni e Canosa che più volte si distinsero per agguati, eccidi e scontri con la Guardia nazionale.

 

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nov 18

Itinerari: il Sentiero di Isabella.

Dopo tanto tempo, finalmente, ho potuto percorrere un bellissimo e come sempre poco noto itinerario, che dal centro storico di Valsinni sale in cima al Monte Coppolo, la montagna che con i sui 890 metri s.l.m.domina il borgo medioevale dell’antica Favale, così era infatti chiamato nel passato il paese dal basso Sinni. Il percorso, lungo poco più di 7 km, parte nei pressi dell’antico Castello dei Morra, la famiglia a cui apparteneva la sfortunata poetessa lucana, uccisa dai fratelli a causa della sua relazione con un nobile spagnolo della vicina Torre Bollita, l’odierna Nova Siri.  Il sentiero segue un antico percorso che dal castello segue la cosiddetta “Valle delle Donne”, una stretta vallata che scende dalle pendici del Monte Coppolo e che veniva utilizzata nel passato per raggiungere in pellegrinaggio la piccola ma deliziosa cappella di San Michele, di origine tardo bizantina e databile al XVI secolo. Il sentiero percorre antichi coltivi, frutteti ed oliveti racchiusi da caratteristici muretti a secco in arenaria, che la vegetazione naturale sta lentamente invadendo. Bellissime le grandi roverelle, ma anche le grandi frane, a volte costituite da ciclopici di massi di arenaria, mentre di tanto in tanto il sentiero scavato roccia incrocia il piccolo ruscello che nasce dalla Fontana delle Giovinelle, superata la quale si giunge ad un suggestivo terrazzo dove si ammira il panorama della Fiumara del Sarmento e del Pollino lontano. L’ultimo tratto porta in cima al Monte Coppolo, non prima di aver superato i ruderi di un insediamento pastorale appartenuto al Monastero di Sant’Elia di Carbone, l’attuale centro della Valle del Serrapotamo, una volta possessore di enormi proprietà in tutta la regione. Giunti in vetta, si può ammirare un vastissimo panorama, dal Golfo di Taranto a Gallipoli-Cognato, dai calanchi di Tursi e Montalbano,  al Pollino ed a molti dei principali gruppi montuosi lucani. Su tutto il pianoro di vetta è inoltre presente una larga cinta muraria ed i resti di una città lucana simile ad altre presenti in regione (Monte Croccia, Civita di Tricarico, Serra di Vaglio, ecc.) che alcuni identificano nell’antica città di Lagaria fondata da Epeo, il mitico costruttore del cavallo di Troia. Nonostante due gravi incendi di alcuni anni fa’, la vegetazione sta lentamente riconquistando vigore e querce, cerri, lecci, ginestre e la macchia mediterranea tappezzano ogni versante. L’escursione è stata impreziosita dalla scoperta di una nuova stazione del raro Garofano del Vulture, una specie endemica del meridione, il cui nucleo più importante di vegetazione si trova proprio nella nostra regione. Ad est della cima è presente il Capo Petaccia, il luogo che la tradizione popolare indica come il preferito da Isabella Morra per scrutare il mare.  

 

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san-michele
nov 14

Migratori: la Passera scopaiola.

Con l’arriva dell’Autunno giungono in Basilicata alcuni uccelli migratori tipici di altre regioni e che trascorrono la stagione fredde in aree climaticamente più adatte e con sufficiente disponibilità di cibo. Una di queste è la Passera scopaiola, un piccolo e delicato passeriforme dal caratteristico colore nocciola screziato e da una zona grigio-celeste sul capo. Il becco è sottile mentre la coda viene spesso tenuta leggermente sollevata. Caratteristico è il verso di contatto emesso dalla folta vegetazione in cui si nasconde a causa del suo carattere particolarmente schivo. In Basilicata non è indicata come specie nidificante, sull’Appennino meridionale è infatti segnalata in Campania e sulla Sila, ma questo potrebbe dipendere più che altro da mancanza di indagini specifiche, come spesso avviene per la nostra regione. Durante lo svernamento è possibile avvistarla dal livello del mare fino alla bassa montagna, con predilezione per le aree cespugliate e fresche nelle quali forma piccole famigliole. La Passera scopaiola (Prunella modularis) ha un curioso comportamento sessuale, durante la stagione degli amori, con il becco il maschio stimola la femmina ad espellere l’eventuale sperma di altri esemplari, per garantirsi in tal modo il proprio successo riproduttivo. Assieme al Sordone forma la famiglia dei prunellidi. La foto è stata scattata sulla Murgia materana.

 

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passera-scopaiola
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