E’ il simbolo di questo sito, nonchè il mio albero preferito, anche se ha una nutrita concorrenza, devo dire…. Bellissimo ed elegante, è diffuso dall’Abruzzo meridionale (Maiella) sino alla Calabria centrale (Sila) rappresentando un endemismo dell’Italia meridionale nonchè l’unico albero veramente esclusivo della penisola, se si esclude l’Ontano napoletano, che però ha un areale più esteso ed è presente anche in Corsica. L’Acero di Lobel (Acer lobelii) è stato classificato come specie dal famoso botanico napoletano Michele Tenore durante le sue esplorazioni nel regno delle Due Sicilie (alcuni autori lo ritengono una sottospecie dell’Acero di Cappadocia). Fu dedicato a Mathias de Lobel, medico e botanico fiammingo vissuto tra il XVI ed il XVII secolo. L’habitat prediletto da questo acero è sia quello delle cerrete più fresche sia delle faggete, in particolare quelle di forra o di versante, con suoli profondi e freschi, pur riuscendo a vegetare anche su rupi e pareti rocciose, denotando così il suo carattere pioniero, in luoghi dove gli altri aceri non riescono a crescere. In Basilicata è possibile trovarlo dal Vulture sino al Pollino, in provincia di Potenza, mentre in quella di Matera, lo si può rinvenire nella Foresta di Gallipoli-Cognato. Facilmente distinguibile per le magnifiche foglie lucide e di un verde intenso, con i caratteristici lobi appuntiti e con i margini lisci, la corteccia da giovane è verde e percorsa da sottili striature, mentre da adulta tende a fessurarsi ed a scurirsi, diventando quasi nerastra (sugli esemplari più annosi vivono alcuni caratteristici licheni, come la rara e bella Lobaria pulmonaria). Il tronco è diritto, anche quando vive su ghiaioni o rupi. La sua convivenza con il Faggio ha portato all’istituzione dell’associazione Aceri lobelii-Fagetum mentre sul Pollino e nei boschi di Laurenzana e Ruoti, vegeta assieme all’Abete bianco, dando vita a stupendi boschi misti. E’ la perla delle foreste e dei monti lucani.

