La Rovere meridionale (Quercus petraea ssp.austrotyrrhenica) è una bellissima quercia presente in Basilicata con la sottospecie endemica del Sud Italia (diffusa in particolare in Sicilia settentrionale e Calabria meridionale). Questo possente albero è presente in poche aree dell’Appennino lucano (personalmente l’ho rinvenuta nella Foresta demaniale di Gallipoli-Cognato a Monte Croccia, Monte Malerba e Costa la Rossa) in siti impervi e rocciosi, costituiti da arenarie del Miocene (la specie predilige suoli ben drenati, sciolti e freschi rifuggendo dalle aree argillose di fondovalle) necessita, inoltre, di un alto tenore d’umidità atmosferica, risalendo per questo dalle cerrete montane fino alla fascia inferiore del Faggio, intorno ai 1400-1500 metri di altitudine. Altre località dove l’ho potuta ammirare, sono: la Foresta regionale di Fieghi-Cerreto, il Bosco di Montepiano ed il Bosco di Fonti, nonchè sulla Serra di Calvello nel Parco nazionale dell’Appennino lucano. Si tratta di una pianta molto localizzata che vive isolata o in piccoli gruppi e che quindi passa spesso inosservata, nonostante la bellezza ed imponenza degli esemplari rimasti (può arrivare a 30 metri di altezza). Caratteri distintivi sono le foglie di un verde scuro e con lobi arrotondati, più larghe al centro e leggermente pubescenti sulla pagina inferiore, dotate della caratteritisca base cuneata e con picciolo non molto lungo. Le ghiande sono isolate e praticamente sessili (cioè direttamente attaccate ai rametti) lunghe 2-3 cm. e con cupola scura che la riveste per circa 1/3. La corteccia ha colore grigio chiaro a volte con sfumature rosa, con fessurazioni lunghe ed a reticolo e quasi sempre ricoperta da muschi. Secondo il botanico Gavioli, i boscaioli lucani la chiamavano Eschia o Isca, un toponimo in effetti ancora presente in particolare lungo i fiumi ed i torrenti della nostra regione, a ricordo di una maggiore presenza passata.

