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Categoria ‘Notizie Ambiente’

feb 17

Benvenuti!

Seguilsentiero non è soltanto il sito di una guida escursionistica ed ambientale, è anche il luogo dove racconto la Basilicata e la sua Natura, le mie escursioni, le giornate di birdwatching con il binocolo, quelle in cui fotografo le orchidee, i fiori, i boschi, i paesi, è anche il luogo dove parlo delle scoperte di nuove località, ma anche dei problemi e delle aspettative della Natura lucana che vorrei.

set 30

Indagini naturalistiche.

Seguilsentiero è stato citato in alcuni studi naturalistici presentati dall’amico Egidio Fulco presso il C.I.O. (convegno italiano di ornitologia); si tratta in particolare di indagini dedicate al Picchio rosso mezzano e ad altre specie forestali e montane a cui ho contribuito indirettamente, con osservazioni e segnalazioni di nuovi in cui sono presenti alcuni uccelli la cui distribuzione in Basilicata è ancora poco nota, ma anche semplicemente facendo conoscere le località poi oggetto dello studio (es.il Bosco di Montepiano). Ringrazio Egidio per avermi ricordato….

clicca qui per scaricare il riassunto del lavoro (Appennino Lucano):

clicca qui per scaricare il riassunto del lavoro sul Picchio rosso mezzano:

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Betulla!

Una nuova stazione di Betula pendula nel parco nazionale dell’Appennino Lucano, la bella notizia è il frutto dell’escursione fatta in territorio di Brienza il 21 Agosto 2011 alla ricerca di nuovi sentieri e località da scoprire nella mia terra lucana. L’unica stazione ufficialmente riconosciuta era quella di Camporotondo in territorio di Paterno, sempre ai confini con la Campania lungo le montagne che fanno da spartiacque tra le due regioni e dei quali i popolamenti lucani rappresentano ecologicamente la naturale prosecuzione. Questo albero rarissimo nella nostra regione e la cui presenza è stata accertata solo recentemente, è presente in alcune località dell’Appennino campano e sull’Etna, e costituisce un prezioso relitto delle glaciazioni quaternarie. Pianta eliofila e microterma (cioè adatta ad ambienti aperti ma freddi), ha notevoli esigenze di acqua ma riesce con l’apparato radicale molto sviluppato a vivere su suoli molto poveri ed in aree nude e rocciose al margine dei boschi (soprattutto faggete da noi). Dotata di una carattertistica corteccia biancastra che si sfalda in strisce orizzontali, possiede belle foglie di forma romboidale e dal margine seghettato ed una chioma leggera ed aperta. La betulla, tipica pianta pioniera, ha rapido accrescimento ma longevità abbastanza limitata, legno molto duro ma poco resistente all’acqua una volta tagliato, utilizzato soprattutto per lavori al tornio, per ricavarne pali e pannelli per compensati. Molteplici sono gli usi che soprattutto i popoli nordici fanno di questo albero, in particolare dalla corteccia incidendola si ricava una linfa molto ricca in zuccheri che dopo opportuna fermentazione, è utile alla produzione di birra ed aceto. Sempre dalla corteccia si estrae un olio usato nella concia delle pelli ma molti sono anche gli usi in erboristeria per i quali si utilizzano gemme, foglie e cortecce, tutti dotati di svariate proprietà: antisettiche, cicatrizzanti e sudorifere. Curiosità, la corteccia veniva utilizzata dagli antichi romani per rivestire i fasci littori, simbolo del potere e della somministrazione della giustizia. Anche l’attrezzatura di Oetzi, la mummia ritrovata sui ghiacci alpini dell’Alto Adige, era formata da alcuni contenitori composti da corteccia di betulla.

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ago 10

Nitticore nidificanti a San Giuliano.

Dopo tanti anni (era dal 1985 che non si verificava questo evento) la nitticora (Nycticorax nycticorax) è tornata a nidificare nella riserva naturale di San Giuliano tra Matera, Grottole e Miglionico. Si tratta di un uccello appartenente alla famiglia degli aironi, dalla corporatura robusta e tozza e dal tipico piumaggio bianco e nero degli adulti, mentre i giovani sono brunastri con macchie bianche. Frequenta zone umide con pioppeti ed ontaneti, canneti e cespugli e spesso sfugge alle osservazioni, perchè di solito attivo soprattutto al crepuscolo, pur essendo abbastanza appariscente perchè gregario anche nel periodo post-riproduttivo. Si ciba di anfibi e pesci che caccia in acque basse, soprattutto di notte per sfuggire alla competizione con altri ardeidi. Le foto sono state scattate il 29 Luglio 2011 (un adulto e due giovani). Migratore, sverna in Africa.

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apr 10

Il Capriolo autoctono

Il capriolo autoctono del Pollino, confinato in poche decine di esemplari nel versante calabrese (monti d’Orsomarso) è tornato a vivere anche sul versante lucano del massiccio montuoso. La foto dell’amico Alfredo Sabino del 9 Aprile 2011 ne è l’inequivocabile testimonianza. Dopo anni in cui si vociferava della sua presenza anche sul Pollino lucano (avvistamenti mai confermati, tracce e segnalazioni di pastori) c’è la prova che questo bellissimo cervide (il più piccolo della sua famiglia) frequenta nuovamente  i boschi ed i pascoli del cuore del parco nazionale. Vecchie testimonianze, le ultime della sua presenza sul Pollino, lo davano nei dintorni della Falconara ma anche nel vicino monte La Spina ed i tentativi di reintroduzione in altre località della regione, erano fallite miseramente (parco della val d’Agri negli anni ’80). Eppure i tantissimi toponimi ne attestano la passata presenza (Serra del Caprio, Piano Capriolo, Pian di Caprio, solo per citarne alcuni) e solo la distruzione degli ambienti naturali, ma soprattutto, la caccia spietata, hanno portato all’estinzione di questa razza meridionale di capriolo, importantissima perché geneticamente ed anche morfologicamente ben differenziata dagli altri ceppi del nord Italia, in cui sono presenti esemplari di provenienza anche estera. Già durante un’escursione nel parco di Gallipoli-Cognato, avevo avuto la possibilità di rinvenire gli escrementi di questo piccolo cervide, comune in ambienti ecotonali, cioè di transizione tra il bosco ed i pascoli, ma anche dei campi coltivati della cui vicinanza a volte beneficia. Questo timido cervide, tipico di zone di media montagna ma anche di pianura, ha bisogno di aree semiaperte, tipicamente coperte da arbusti e piccoli alberi dei quali si ciba (gemme apicali e foglie in particolare) distinguendosi in questo dagli altri cervidi. La ricolonizzazione spontanea del capriolo è un fatto importante, perché avvenuta senza l’ausilio di interventi e progetti che pure in regione si sono fatti (Bosco Pantano di Policoro e foreste demaniali regionali come a Gallipoli-Cognato) anche se avvenuti con metodo scientifico e con esemplari prelevati dagli altri ceppi autoctoni (tenuta di Castelporziano). Oltre al Pollino, in Italia meridionale è presente l’altro nucleo del Gargano, anch’esso minacciato e sull’orlo dell’estinzione.

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