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Categoria ‘Diario delle Escursioni’

ago 30

Monte Zàccana.

Tra le escursioni di questa estate 2010, senza dubbio una delle più interessanti è stata quella effettuata sul Monte Zàccana nel Parco nazionale del Pollino, in territorio di Castelluccio superiore (PZ)  a cavallo tra le valli del Sinni e del Mercure. Vetta poco conosciuta sia dal punto di vista escursionistico che naturalistico, rappresenta senz’altro una delle perle del Pollino assieme al vicino Monte La Spina con la quale forma un unico massiccio montano, nonchè una delle più interessanti aree wilderness della Basilicata. Compresa nella Zona 1 del parco ed in futuro, seppur pazialmente, nell’area di tutela integrale, raggiunge i 1.580 metri sul livello del mare, ed è ricoperta quasi interamente da belle faggete a cui si associano aceri di varie specie (lobel, d’Ungheria e montano) ma anche il Maggiociondolo alpino, il Salicone, querce, tra cui la rara Quercia di dalechamp ma anche rare orchidee come la Epipactis schubertiorum, arbusti come la Daphne spatolata, il Caprifoglio alpino ed il Ramno alpino. La fauna vede la presenza del Lupo, le cui tracce abbiamo potuto constatare direttamente durante l’escursione. L’avifauna forestale vede la presenza della Cincia bigia, del Rampichino alpestre e dei picchi (rosso maggiore e verde) ma chissà quante sorprese ci potrà riservare tale area, d’altronde poco studiata e conosciuta, nonostante si tratti di un Sito di importanza comunitaria e faccia parte di un’area protetta nazionale. Ad arricchire ancor di più questa montagna, vi è la presenza del Pino loricato, infatti, qui e sul Monte La Spina, a differenza del vicino massiccio del Pollino, sono pochi gli esemplari secolari che si rifugiano sulle pareti rocciose; la famosa conifera venuta dall’oriente forma su queste selvagge montagne, quasi dei boschi, in alcuni casi puri e dotati di grande vigore ed elevati tassi di crescita, in parte favoriti dalla morfologia accidentata, ma sopratutto dalla diminuizione del pascolo e da alcuni fattori,  quali un grande incendio del 1948 che durato più di un mese, ha favorito il pino sul faggio, che stenta ad insediarsi sulle nude e rocciose pendici, dove  invece questa bellissima conifera si inserisce a gruppi ed a strisce scendendo fino a quote molto basse  (circa 800 mt.slm).  Non di meno importanti sono i fenomeni carsici, con doline ed inghiottitoi, favoriti dalla natura calcareo-dolomitica  del massiccio montuoso e dal microclima fresco e molto piovoso. Ai piedi della montagna, in zone private del manto forestale, ci sono suggestivi e bianchissimi calanchi che scavano profondi solchi tra rocce più tenere. Qui, in un paesaggio quasi lunare, tra macchie di  lecci, faggi, pini loricati, ginepri, aceri, carpini, ontani e querce, vive la bellissima Epipactis atropurpurea, una rara orchidea che vegeta direttamente su suolo minerale. Poco lontano dal Monte Zàccana e posta in una suggestiva posizione che domina la valle del Mercure, si trova la piccola cappella della Madonna del Soccorso, meta di un periodico pellegrinaggio da parte degli abitanti di Castelluccio superiore, che raggiungono la montagna attraverso un antico percorso.

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dalla-madonna-del-soccorso-al-monte-zaccana_0
mag 11

Parco nazionale dell’Appennino lucano.

Le prime due uscite del mese di Maggio sono state dedicate alla scoperta di nuovo angoli del Parco nazionale dell’Appennino lucano, tra le valli del Camastra e l’Alta Valle dell’Agri nei territori comunali di Calvello, Marsico nuovo, Marsico vetere, Abriola e Sasso di Castalda. Questo periodo è senza dubbio uno dei più belli ed interessanti per camminare tra boschi e praterie in fiore, la Primavera risveglia la Natura che si accende dei tenui colori delle faggete tappezzate da estese formazioni di Aglio orsino. La visita al magnifico Bosco Raimondo, ai suoi faggi colonnari, ai tassi ed agli agrifogli dal colore verde cupo, resterà memorabile per l’avvistamento della preziosa Balia dal collare, un piccolo passeriforme migratore che dall’Africa subsahariana ritorna in Basilicata per nidificare nelle nostre migliori foreste di faggio e cerro;  oppure l’emozionante canto del Picchio rosso mezzano che eccheggia nei boschi del Monte Arioso, ma anche la splendida Fritillaria sui pascoli del Monte Calvelluzzo. Bellissimo anche il Bosco della Lama, ricco di vetusti cerri e faggi e dal fittissimo sottobosco di agrifogli. Interessanti anche gli antichi rimboschimenti, che oltre ad aver svolto un importante ruolo di protezione del suolo, ospitano oggigiorno un’avifauna legata alle conifere. Ricorderò anche il bellissimo Luì verde che con il suo caratteristico trillo è di casa tra le spettacolari faggete di quest’area della Basilicata oppure il delicato e dolce canto della piccola Cincia mora. Per non dimenticare la  Rana appenninica che “nuotava” tra le pozze di un tranquillo angolo di bosco e le tante colorate orchidee che assieme a narcisi e anemoni dell’Appennino colorano i prati ed i pascoli.

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parco-appennino-lucano

La splendida Balia dal collare nel fantastico Bosco Raimondo.
Balia dal collare Bosco Raimondo

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feb 17

Il Binario di Sopra.

Un’altra bellissima giornata trascorsa con le racchette da neve, questa volta  tra il Monte Volturino ed il Monte Saraceno nel territorio di Calvello (PZ) nel tratto compreso tra le sorgenti di Colantonio e la zona di Lago Cifone, all’interno di splendide faggete arricchite da agrifogli, tassi,  aceri, cerri e carpini, ma anche tra pianori e belle formazioni rocciose, ruscelli e ferrovie!!! Si, ferrovie, infatti una parte del percorso (circa 1,5 Km) ha seguito il vecchio tracciato di una piccola ferrovia del tipo “Decauville”, costruita durante gli anni ’20 del secolo scorso e che univa il Bosco Autiero al Fosso Varlanza (il primo tratto fino al Lago Cifone prendeva il nome di Binario di Sotto, quello lungo i fianchi del Volturino, invece, era il cosiddetto Binario di Sopra). Il nome di questo genere di ferrovie mobili, vere e proprie testimonianze di archeologia industriale, deriva dal nome del francese Paul Decauville (1846-1922) a cui si deve l’ideazione di queste strutture molto agili e facili da montare e smontare, utilizzate nel settore minerario ed edile, ma anche in quello dello sfruttamento delle foreste. Le ferrovie a scartamento ridotto (erano larghe non più di 60 cm.) furono costruite in luoghi a volte impervi ed inaccessbili sfruttando il più delle volte le curve di livello, in luoghi davvero impensabili per i nostri giorni. Altre e più note testimonianze di queste ferrovie nell’Italia meridionale le ritroviamo sul Gargano, Pollino, Monti di Orsomarso e la Sila (Bosco del Gariglione). I convogli erano trainati da piccole locomotive in genere alimentate a diesel, ma anche a vapore o elettricità (a volte però anche da muli) lungo tracciati  con pendenze molto limitate e con poche ed essenziali opere accessorie, al massimo venivano costruite opere di sostegno lungo i punti più delicati, come muretti in pietra o piccoli ponti; le traversine erano di solito in legno di quercia ed erano distanti tra di loro 80-100 cm. Altro probabile toponimo testimone dell’intenso sfruttamento delle foreste del Volturino, è quello della località “Il Bilico” posto ai piedi della Serra di Calvello, probabilmente era la zona in cui sostavano i carrelli che trasportavano i tronchi di faggio, i bilici, vale a dire i piccoli vagoni basculanti oppure, altra ipotesi, era la località nella quale avveniva la pesatura del legname. In Basilicata l’opera di questo tipo più famosa è la Rueping, il percorso ferroviario che da Piano Iannace arrivava fino al Piano di Cardone in territorio di Terranova di Pollino. Resta il fatto che il Binario di Sopra è un itinerario escursionistico tra i più belli e suggestivi del Parco nazionale dell’Appennino lucano. In Primavera non vedo l’ora di tornarci….

 

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feb 09

Sulla neve all’Abetina!

Ci sono luoghi che ami più di altri! Uno di questi è l’Abetina di Laurenzana, qui prese piede il mio amore per i boschi e per gli abeti bianchi, qui, oltre che sul Pollino, iniziai a cercare sentieri e luoghi da scoprire della mia amata Lucania, terra ricca di bellissime foreste, molto lontana dagli stereotopi dai quali  è spesso circondata. Domenica scorsa la giornata era tipicamente invernale (nebbia, vento e freddo) ma era proprio lo scenario adatto per questa indimenticabile esperienza tra luoghi a me cari e familiari. Rimando ai prossimi articoli, la descrizione delle importanti bellezze naturalistiche di questo nucleo di Abete bianco lucano (il più importante dopo il Pollino), questa volta Vi racconterò della meraviglia provata a camminare tra la neve soffice che cadeva mentre procedevamo, circondati da un paesaggio di rara bellezza e che toglieva il fiato: abeti bianchi piegati dalla neve e vestiti di bianco, dai piccoli esemplari quasi spariti tra la coltre bianca ai più grandi e scuri colossi secolari. Ma anche i cerri, i faggi, gli aceri e gli agrifogli e tutti gli altri alberi ed arbusti, avevano un vestito nuovo che in Inverno non avevo potuto apprezzare in precedenza; che piacere è stato camminare nel silenzio ovattato del bosco, con la neve che cadeva leggera ed il vento che ti colpiva….scoprire un grande faggio schiantato dalle bufere, accarezzare la corteccia di un grande abete, meravigliarsi per il grande cerro, padre del bosco, sostare ad ammirare una fonte ricoperta dalla neve e dal ghiaccio, divertirsi ad attraversare un ruscello, sprofondare nelle neve farinosa o ammirare la Cincia bigia  tra i cerri o o ascoltare quella mora tra gli abeti…fermarsi a controllare le orme sulla neve fresca per scoprire quale animale fosse. In tutto questo siamo stati favoriti dai lunghi tratti pianeggianti o con lieve pendenza ci hanno permesso di fermarci ad ammirare il bosco e scoprire ad esempio gli alberi che riportano i buchi dei picchi o quelli il cui tronco viene visitato dal Picchio muratore o dal Rampichino comune, alla perenne ricerca di cibo. Ma questo  breve racconto è solo una piccola parte di quanto ho provato l’altro giorno, certe emozioni bisogna viverle di persona…. La prima volta all’Abetina con la neve, così io la chiamo affettuosamente, chi la dimenticherà mai?

 

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abetina-di-laurenzana-1

Qui la mappa su Google Earth:

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feb 02

La Murgia Materana: tra valloni ed altipiani.

Una lunga ma piacevole escursione (18 km quasi senza accorgersene…) tra valloni ricoperti da una intricata vegetazione mediterranea e vasti altipiani segnati geometricamente da una fitta rete di muretti a secco, mandorleti, pascoli e seminativi, ma anche da superstiti fragni e da numerose strutture testimonianze della civiltà pastorale, iazzi in particolare: di Tempa Rossa, di Zagarella e quello del Comune. Ma anche cisterne per la raccolta dell’acqua ancora utilizzate per l’abbeveraggio delle mucche podoliche che frequentano la Murgia nel Periodo invernale e primaverile. Durante il percorso abbiamo osservato più volte i segni della presenza di cinghiali e quelli più discreti dell’Istrice, il più prezioso ed elusivo mammifero della Murgia materana. Non potevano mancare le osservazioni dei rapaci: una femmina di Albanella reale che sorvolava a bassa quota i vasti spazi delimitati dai muretti a secco ed un Nibbio reale, forse un esemplare svernante, che si è messo all’inseguimento di un Corvo imperiale a cui probabilmente voleva contendere una fonte alimentare. Infine ai margini del Bosco del Comune, l’antico bosco dove si esercitavano gli usi civici della Città di Matera, ho finalmente “scoperto” il cosiddetto “Lago Rosso” una piccola pozza situta in una radura e così chiamata per la colorazione rossastra che assume a causa della presenza di minerali ferrosi trasportati dai vicini rilievi calcarei. Le prime timide fioriture, il Mar Ionio che scintillava lontano sullo sfondo e l’indimenticabile e sempre suggestivo panorama dagli strapiombi rocciosi di Tempa Rossa e della sottostante Gravina di Matera, queste le senzazioni e le emozioni più belle che solo la Murgia Materana riesce a regalare.

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