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Categoria ‘Diario delle Escursioni’

giu 07

Picchio rosso mezzano.

Il Picchio rosso mezzano (Dendrocopos medius) una delle perle delle nostre foreste di montagna, ha saputo regalarmi la gioia della scoperta di un sito di nidificazione nelle estese foreste di Gallipoli-Cognato. Cercando di non disturbare troppo la coppia intenta ad un frenetico andirivieni per imbeccare i piccoli nel nido, ma prossimi all’involo, ho effettuato alcuni scatti e cercato di capire qualcosa in più circa la biologia ed il comportamento di questa bellissima e rara specie, che da noi è si comune, almeno nelle foreste più integre e/o poco toccate dalla moderna selvicoltura troppo spesso praticata a danno delle nostre aree verdi, ma che in altre regioni è scomparsa o in deciso declino. Tocca a noi saper apprezzare quanto di bello abbiamo nella nostra magnifica terra lucana, antica e moderna sede di splendide foreste, purtroppo da noi stessi pochissimo conosciute ed apprezzate.

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feb 10

Ciaspolare nei parchi lucani.

Tra Gennaio e Febbraio due belle escursioni sulla neve, una nel parco nazionale dell’Appennino Lucano (dalla Piana del Lago  al Monte Lama ed al Bosco Orticelli) la seconda nel parco nazionale del Pollino (Monte Caramola e Bosco Rubbio) entrambe le uscite si sono svolte in posti meravigliosi  ma con condizioni meteorologiche diametralmente  opposte,  neve e nebbia nel primo caso, bellissima giornata di sole, nel secondo. Le ciaspole, dette anche racchette da neve, hanno sempre più successo tra gli appassionati di escursionismo, ma almeno per quanto mi riguarda non le considero una moda, ma un modo semplice e bello per affrontare con sicurezza strade forestali e sentieri non troppo difficili e ripercorrere in tal modo gli stessi itinerari delle altre stagioni, ma circondati dalla magia di boschi e prati coperti da neve, ruscelli e laghetti ghiacciati e quel senso di “calore” ovattato che soprattutto la neve fresca sa regalarti. Se la Primavera è la stagione vitale per eccellenza, in cui la Natura risvegliandosi regala il meglio di se, anche l’Inverno, se ben affrontato, può mostrare il suo lato migliore e non deludere l’escursionista ed il naturalista più preparato: le  caratteristiche orme della lepre, quelle del lupo che magari cercava di catturarne qualcuna, ma anche le orme dei cinghiali, sempre più diffusi e visibili in quasi ogni escursione. I boschi, poi, nonostante la stagione, ospitano i più fedeli abitanti di faggete ed abetine, come ho avuto modo di verificare in queste due ultime uscite dove ho riscontrato la presenza del raro, per la Basilicata, rampichino alpestre, molto simile al rampichino comune, ma più legato a faggete di quota (è considerato un relitto glaciale)  e che ho rintracciato in altri due nuovi siti per la Basilicata, il Monte Alpi e le faggete del Caramola, entrambe poste nel parco nazionale del Pollino. Le due specie, quasi gemelle, si distinguono per sottili differenze nel piumaggio e nel becco (più corto e meno arcuato nell’alpestre) ma soprattutto per il canto, ben differenziato. Vederlo salire lungo i tronchi dei faggi con un movimento a spirale e lanciare il suo acuto verso (io lo traduco in un “SRI”) è stato molto bello e mi ha permesso di memorizzare, dal vivo, il suono di questa interessantissima specie, simbolo dei nostri boschi più importanti, che vanno difesi dalla politica ormai dilagante e che mette sempre più in secondo piano i valori naturalistici del verde lucano. Alcune foto delle due escursioni e la registrazione, molto breve, del rampichino alpestre nelle faggete del Monte Lama (Parco Nazionale dell’Appennino Lucano) fanno da corredo a questo breve resoconto. In Primavera spero di ascoltare  e registrare il canto del rampichino alpestre e di congliere altre belle immagini ed osservazioni del suo comportamento e perchè no, scoprire altri siti dove sicuramente questa bella specie vive. C’è anche la bella cincia mora registrata nelle faggete del Caramola. Il suo canto è sempre bello.

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Cincia mora Monte Caramola

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Rampichino alpestre Monte Lama

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dic 08

Anello di Costa La Rossa

Il mese di Novembre si è concluso con una breve, ma intensa escursione, tra la Valle della Rossa ed il bellissimo crinale di Costa La Rossa, posto al confine tra questa incantevole vallata e la foresta di Gallipoli-Cognato. Un itinerario lungo poco più di 6 Km per suggellare un autunno ricco di escursioni e di nuove località da me visitate grazie al silenzio dei  propri passi  ed alla compagnia e collaborazione di amici vecchi e nuovi. La partenza dell’escursione è stata nei pressi delle masserie Cavuoti e Garaguso in territorio di Pietrapertosa (PZ), ed oltrepassate le due costruzioni (in verità un gruppo di case), abbiamo seguito un vecchio sentiero che corre alla base della parete rocciosa, dove ogni tanto spuntano vecchi terrazzamenti testimoni di un’antica e continua frequentazione e campi coltivati che si alternano a boschi di querce, con i lecci che si abbarbicano alle rocce di colore rossastro (da cui il nome “La Rossa”) per la presenza di minerali ferrosi nelle arenarie che costituiscono l’ossatura di questa catena montuosa. Il percorso, in continua discesa, ci ha portato ad un antico agglomerato di case (un vero e proprio borgo) chiamato Masseria Quarratelli, dove una volta una ventina di famiglie coltivava la terra ed allevava gli animali; tutt’oggi alcun famiglie vi abitano, e visitando la borgata, abbiamo avuto la possibilità di apprezzarne la sincera e generosa ospitalità. Ripartiti, abbiamo preso il sentiero, bellissimo, che tra fantastiche formazioni di roccia, sale gradualmente verso il crinale, tra lecci, querce, eriche arboree e radure ricoperte dalle felci aquiline dove pascolano le mucche podoliche. Raggiunto il punto più alto, abbiamo lasciato il sentiero, per inerpicarci lungo il crinale; in questo primo tratto il piano di calpestio è invaso da arbusti e roccette che rendono poco agevole il cammino, ma per fortuna salendo di quota è iniziata ad apparire una traccia sempre più evidente che ci ha permesso di seguire il crinale  più comodamente e di godere del bellissimo panorama verso le Dolomiti Lucane ed il Monte Croccia. Lungo il percorso, ogni tanto apparivano arbusti di corbezzolo dai colorati frutti, che assieme alle bianche fioriture ed alle foglie di un verde chiaro, formano un perfetto tricolore, mentre salendo di quota alla macchia mediterranea si è sostituito il querceto con cerri e bellissime e vetuste roveri, alcune morte o ridotte in suggestive ceppaie arse dai fulmini o dai pastori, ma anche aceri ed un magnifico leccio secolare. Tra le rocce e gli anfratti della Costa La Rossa l’occasione è stata propizia per scoprire una nuova stazione del raro e sempre grazioso Garofano del Vulture (grazie a Mirella) e raggiunto il valico di Costa La Rossa, abbiamo seguito l’ampia mulattiera che in discesa ci ha riportati verso le masserie. Che bella giornata!

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ott 24

Autunno 2010.

Siamo nel cuore dell’Autunno e tante belle ed entusiasmanti escursioni hanno caratterizzato questa magica stagione. Sono tornato per due volte sul Pollino, nonostante il parco nazionale più importante della nostra regione sia considerato alla stregua di un luna park e le gravissime ripercussioni che questa unica area protetta potrebbe accusare, preferisco non immaginarle. Ebbene, proprio il Pollino riesce a regalarmi grandi emozioni e soddisfazioni: il panoramico Anello del Tappaiolo al confine con la Calabria con i suoi verdissimi e lussureggianti boschi di ontani ed aceri, ricchi di pascoli  e panorami mozzafiato; poi l’escursione a Serra di Crispo attraverso la nuova e fantastica  Cresta Nord Ovest, tra magnifici e giganteschi pini loricati, abeti bianchi rupicoli, rocce a strapiombo ed inghiottitoi, che le leggende popolari narrano come luoghi di rifugio dei briganti lucani che dopo l’Unità d’Italia misero a ferro e fuoco tutto il massiccio. (a testimonianza di questo periodo è rimasto il toponimo di Timpa del Ladro che si affaccia come un balcone su Piano Iannace, il luogo dove pare che il capo banda Antonio Franco nascondesse le sue vittime in attesa di ricevere il riscatto). Sulla cima di Serra di Crispo è stata davvero interessante l’osservazione di nutriti gruppi di vocianti crocieri (Loxia curvirostra) che volavano tra le cime dei centenari loricati; il maschio è di un bel colore rosso mattone, mentre la femmina ha colori tendenti al verdastro. Abitante delle foreste di pini (ma anche peccete dove queste sono presenti) è tipico per il becco dalle mandibole incrociate appositamente modificatosi per l’estrazione dei semi dalle brattee dei coni. Sarebbe molto interessante capire se sul Pollino risulti nidificante, visto che la sua presenza sull’Appennino meridionale è localizzata a poche aree non troppo distanti dal nostro massiccio, ma le conoscenze sull’avifauna e più in generale della Natura del Pollino risultano estremamente scarse, evidentemente si preferisce puntare sulla politica delle lobbies, del cemento, dei boschi sfruttati invece di essere conservati, delle strade asfaltate  ed altre follie…Anche il parco nazionale dell’Appennino lucano ha svelato alcuni dei suoi segreti, nonostante anche qui la Natura non sia propriamente al primo posto (faggi secolari tagliati, motocrossisti imperanti…). La meravigliosa zona di Pietra del Tasso con i suoi boschi di faggi, cerri ed aceri dai colori autunnali, i vecchi tassi abbarbicati sulle rocce ed i lucenti e verdissimi agrifogli, e poi ancora, solitari e magici valloni boscosi, con stupende e verticali architetture di roccia che fanno capolino nel bosco. Nuovi sentieri ho scoperto, spero possiamo tutti riscoprire quanto la Natura sa regalarci ma non apprezziamo fino in fondo….

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set 22

Il Bosco La Bufata.

Domenica 19 Settembre 2010. Un’altra indimenticabile giornata di escursionismo e Natura alla scoperta di una delle tante bellezze, sconosciute o quasi, della Basilicata, il Bosco della Bufata in territorio di Abriola,  circa 500 ettari di verde posto tra le pendici meridionali della Serranetta ed i versanti orientali di Monteforte ove sorge l’omonimo santuario meta di un antico pellegrinaggio. L’inizio del percorso è in località “Lagaroni” a circa 1.200 mt.slm.al confine tra i comuni di Pignola ed Abriola, da dove, seguendo un antico sentiero ancora oggi utilizzato dalla mandrie di podoliche, si raggiunge un vecchio casino forestale ora utilizzato dai pastori come ricovero per gli animali. Continuando a scendere lungo il  sentiero che man mano tende a sfumare in una semplice traccia, si giunge al suggestivo Fosso di Valle di Nauro, alimentato dalla copiosa sorgente delle Brecce, quindi un bel sentiero a mezza costa tra cerri, meravigliose roveri, faggi ed aceri, carpini ed olmi montani che conduce nei pressi di un ripido costone roccioso da dove si inizia a perdere decisamente quota per raggiungere il quasi pianeggiante Fosso della Fagosa, dove inizia il vero e proprio bosco della Bufata. (in questo tratto di bosco misto non è difficile ascoltare le diverse specie di picchi e  di passeriformi che abitano la foresta).  Qui si interseca una bella ed antica mulattiera lastricata che permetteva i collegamenti con la Fiumarella di Anzi ed il fondovalle, quando il bosco, più di oggi, doveva essere frequentato dalle mandrie di mucche, ma sopratutto dai boscaioli e dai carbonai che sfruttavano le ingenti risorse della foresta. La mulattiera corre accanto al tranquillo ruscello della “Fagosa” dove si possono ammirare   grandi carpini bianchi, aceri d’Ungheria e campestri, faggi secolari, folte cortine di noccioli e nelle zone più acquitrinose, anche ontani neri, dalla tipica forma piramidale. La vegetazione è quella caratteristica delle forre montane fresche ed umide, dove grazie alla particolare conformazione orografica della vallata ed alle ripide pendici che la circondano, al faggio si uniscono altre specie forestali molto esigenti in fatto di suolo e nutrimenti ma che al giorno d’oggi sono meno frequenti di un tempo e che qui fanno concorrenza al più dominante faggio (la zona è ricca di luoghi umidi frequentati dai cinghiali dei quali si notano le evidenti tracce).  Ad ulteriore testimonianza  della ricchezza del sito, vi è la presenza del raro Acero riccio (Acer platanoides) una pianta molto rara in Basilicata e che trova rifugio in poche aree forestali dal clima particolarmente freddo ed umido. A proposito del nome “Bufata”, il toponimo deriverebbe dal verbo “bufare” utilizzato localmente  in alcune aree appenniniche e che attesta la particolare nevosità di un sito (bufare sta per nevicare con forte vento) come doveva essere soprattutto nel passato il bosco in questione, la Bufata di Abriola per l’appunto (in altre regioni italiane il termine indica la notevole piovosità di un luogo) comunque in entrambi i casi,  la  foresta della Bufata sarebbe un bosco dal clima fresco ed umido e per questo ricco di acqua,  grazie alla tanta neve che il vento riesce a depositare in loco  ed anche alla favorevole esposizione ai venti che provengono da oriente. Una volta lasciato il Fosso della Fagosa (Fagosa è sinonimo di faggeta) si può raggiungere la località Acqua La Corte preceduta dall’omonima e fresca fontana con pilaccio. Di quì si può proseguire in forte salita attraversando una zona di pascoli e boschi cedui (c’è solo lo spiacevole inconveniente  di alcune recinzioni da superare chiedendo  la necessaria autorizzazione ai pastori che di solito sono in zona ….). Al termine della salita si raggiungono i pascoli ed i felceti di Piano Capriolo (interessante toponimo che ricorda la passata presenza di ungulati selvatici assieme a quello delle Murge di Cervo, nei pressi della Bufata). Dalla cima si gode un  ampio panorama su una vasta area della regione e su alcune cime dell’Appennino lucano. Ridiscesi dalla vetta, si segue un bel sentiero che costeggia un bosco ceduo di querce dove in Estate si può ammirare il bellissimo Garofano del Vulture (nuovo sito per la Basilicata) mentre sulle rocce della vetta è possibile ammirare la rara Achillea lucana, una piccola e delicata “margherita” endemica della nostra regione. Continuando a scendere di quota,   il bosco ritorna protagonista ed i faggi ed i cerri d’alto fusto ci accompagnano sino al valico della Sellata dove ha termine l’escursione. Per ritornare al punto di partenza è necessaria un’altra vettura precedentemente lasciata al valico della Sellata. Alcuni dati del percorso: sviluppo del percorso 10 Km; dislivello in salita 650 metri circa, dislivello in discesa circa 600 metri circa. Punto più alto del percorso: Monteforte 1.444 mt.slm. Punto più basso: Fosso della Fagosa 920 mt.slm. Sorgenti: Acqua La Corte.  Difficoltà: E. Tempi di percorrenza: circa 6 ore.

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