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Categoria ‘Diario delle Escursioni’

feb 17

Benvenuti!

Seguilsentiero non è soltanto il sito di una guida escursionistica ed ambientale, è anche il luogo dove racconto la Basilicata e la sua Natura, le mie escursioni, le giornate di birdwatching con il binocolo, quelle in cui fotografo le orchidee, i fiori, i boschi, i paesi, è anche il luogo dove parlo delle scoperte di nuove località, ma anche dei problemi e delle aspettative della Natura lucana che vorrei.

dic 18

Bosco Marone.

Dopo un autunno ricco di bellissime escursioni, dicembre ha offerto l’ultima uscita del 2011 in un sito che volevo visitare da tempo, la zona del fosso Canneto e del Cugno della Troccola nel bacino del torrente Salandrella (territorio di Accettura) all’interno del parco regionale di Gallipoli-Cognato e Piccole Dolomiti Lucane. Questa zona posta ai limiti della foresta demaniale e poco conosciuta ai più, presenta diversi motivi d’interesse: gli antichi percorsi di una volta, come le mulattiere che collegavano il centro abitato con le borgate rurali di Case Saricchio e Valdienne e delimitati in maniera caratteristica da muretti a secco, campi, alberi, siepi arbustive e ancora la strada intercomunale che univa Accettura a Campomaggiore nella valle del Basento (a tratti sono ancora visibili i resti della pavimentazione in pietra) e la deliziosa chiesa campestre della madonna di Ermoli o dei Fiori, immersa in un paesaggio bucolico tra i più suggestivi, fatto di coltivi, masserie, antiche querce, borghi rurali, uliveti, il tutto circondato da costoni rocciosi e creste boscose. Bellissima, inoltre,  la scoperta di un antico palmento in un uliveto; questi manufatti, scavati direttamente nei massi di arenaria servivano per la spremitura direttamente in loco di piccole quantità di olio attraverso un sistema di successivi passaggi tra vasche poste a differenti livelli e la raccolta del prezioso liquido tramite il galleggiamento sull’acqua. Nei pressi del palmento, si trova il piccolo borgo di Case Saricchio, e la chiesetta della Madonna di Ermoli, dove a maggio si svolge un’antica festa campestre con giochi e scampagnate all’aria aperta, con la statua della madonna portata in processione e decorata con fiori di campo. Bellissimo il tratto che dalla borgata sale verso il bosco Filuedo ed il Casino Marone e che si inerpica su un ripido e singolare costone roccioso tra eriche, cisti e radi boschi di querce con un bel panorama sulla vallata sottostante ed i picchi rocciosi del Cugno della Troccola e le incisioni sulle argille varicolori del fosso Canneto. Continuando lungo il percorso, il sentiero ben marcato dalle mandrie di podoliche che frequentano la zona, entra più decisamente nel fitto bosco della Cannata Marone, tra cerri, farnetti e gigantesche roveri, rifugio di picchi rossi mezzani ed altri uccelli forestali come la rara balia dal collare. Poco sotto la cima del bosco, a quasi 1.160 metri altitudine, si trova un caratteristico gruppo di grandi rocce di arenaria, scavate dal vento in forme bizzarre e dai più diversi colori e nelle cui cavità nidifica il piccolo e grazioso scricciolo, nonchè i resti di un probabile rifugio di pastori costruito sfruttando le rocce del posto. Dalla parte più alta del percorso, ci siamo quindi “tuffati” lungo un ripido versante boscoso utilizzando tracce di sentiero create dalle podoliche e dalla greggi e seguendo un vallone boscoso siamo tornati nella zona della madonna di Ermoli; l’ultimo tratto ha seguito una pista sterrata che tra masserie, uliveti e boschi di querce ritorna verso il fosso Canneto al punto di partenza, dove questa bellissima escursione è terminata. Ci tornerò in Primavera!

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Betulla!

Una nuova stazione di Betula pendula nel parco nazionale dell’Appennino Lucano, la bella notizia è il frutto dell’escursione fatta in territorio di Brienza il 21 Agosto 2011 alla ricerca di nuovi sentieri e località da scoprire nella mia terra lucana. L’unica stazione ufficialmente riconosciuta era quella di Camporotondo in territorio di Paterno, sempre ai confini con la Campania lungo le montagne che fanno da spartiacque tra le due regioni e dei quali i popolamenti lucani rappresentano ecologicamente la naturale prosecuzione. Questo albero rarissimo nella nostra regione e la cui presenza è stata accertata solo recentemente, è presente in alcune località dell’Appennino campano e sull’Etna, e costituisce un prezioso relitto delle glaciazioni quaternarie. Pianta eliofila e microterma (cioè adatta ad ambienti aperti ma freddi), ha notevoli esigenze di acqua ma riesce con l’apparato radicale molto sviluppato a vivere su suoli molto poveri ed in aree nude e rocciose al margine dei boschi (soprattutto faggete da noi). Dotata di una carattertistica corteccia biancastra che si sfalda in strisce orizzontali, possiede belle foglie di forma romboidale e dal margine seghettato ed una chioma leggera ed aperta. La betulla, tipica pianta pioniera, ha rapido accrescimento ma longevità abbastanza limitata, legno molto duro ma poco resistente all’acqua una volta tagliato, utilizzato soprattutto per lavori al tornio, per ricavarne pali e pannelli per compensati. Molteplici sono gli usi che soprattutto i popoli nordici fanno di questo albero, in particolare dalla corteccia incidendola si ricava una linfa molto ricca in zuccheri che dopo opportuna fermentazione, è utile alla produzione di birra ed aceto. Sempre dalla corteccia si estrae un olio usato nella concia delle pelli ma molti sono anche gli usi in erboristeria per i quali si utilizzano gemme, foglie e cortecce, tutti dotati di svariate proprietà: antisettiche, cicatrizzanti e sudorifere. Curiosità, la corteccia veniva utilizzata dagli antichi romani per rivestire i fasci littori, simbolo del potere e della somministrazione della giustizia. Anche l’attrezzatura di Oetzi, la mummia ritrovata sui ghiacci alpini dell’Alto Adige, era formata da alcuni contenitori composti da corteccia di betulla.

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lug 26

Anello di Monte Maruggio.

Parco Nazionale dell’Appennino Lucano. Sabato 23 Luglio 2011. Era da tempo che volevo visitare questa zona del gruppo del Monte Pierfaone-Arioso, tra i comuni di Marsico Nuovo e Sasso di Castalda a cavallo dei bacini del Basento, Agri e del Melandro. Fino all’ultimo non era certa la meta dell’uscita, ma alla fine nonostante il tempo non certo dei migliori (pioggia a tratti) è stata davvero una bella giornata (l’ennesima) di escursionismo fuori da sentieri conosciuti e praticati, cercando di riscoprire antiche vie utilizzate da pastori, boscaioli, commercianti e contadini che si spostavano da un paese all’altro attraverso mulattieri, sentieri e tratturi. Le faggete e le cerrete del Monte Maruggio mi hanno affascinato e colpito, sono davvero tra le più belle della Basilicata, ma nonostante questo sono forse più apprezzate per il loro valore economico che per quello naturalistico e paesaggistico; la fresca fontana delle Brecce nel bosco della Lama, me la ricorderò per le sue freddissime acque, e poi i sentieri percorsi e scoperti, che piacere camminare in mezzo alla Natura, senti le scarpe battere sul terreno e le tue gambe quasi ti conducono da sole verso la meta, la fatica non la senti quando sei felice e fai quello che ti piace, ti chiedi cosa ci sarà oltre quel bosco, quella siepe, dopo quel ruscello, se quello è il sentiero giusto. Quante scoperte mi ha riservato questa uscita: il canto del bellissimo zigolo giallo al limite del bosco ed il misterioso luì bianco in canto, la prima volta che lo ascoltavo! E poi un’altra stazione del raro garofano del Vulture, sempre bellissimo ed affascinante sui prati del Maruggio. I grandi faggi della Costara ci attendevano per farsi ammirare, ma sarà un’altra volta. Aspettatemi, non andate via.

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lug 08

Primavera-Estate 2011.

Una stagione è passata, un’altra è iniziata e mai come in questi mesi gli avvenimenti e le scoperte si sono susseguite una dietro l’altra. Ho imparato, ultimamente, a guardare diversamente ciò che mi circonda, scruto il mondo naturale con occhi più attenti e maturi, sarà l’età che avanza, la maturità che ti porta ad osservare di più e meglio, non camminare solo per raggiungere una meta, la cima di una montagna, ma soprattutto, guardarsi attorno, scoprire il mondo anche piccolo che ci circonda, ad esempio gli insetti e tutti gli altri invertebrati, i fiori più piccoli, i suoni che la Natura ci regala e che mi trasmettono la loro gioia di vivere. Non dimenticherò il gatto selvatico che nella notte cacciava nei boschi di Gallipoli-Cognato, mai avrei sperato un giorno di vederlo, oppure riconoscere le tracce della martora, la signora dei boschi o ammirare lo scoiattolo che si arrampicava come un funambolo sugli abeti bianchi del Pollino. Insperato e fantastico è stato l’ascolto del piccolo regolo tra le abetine del Pollino, erano anni che sostenevo la sua presenza nelle foreste di conifere del parco e grazie anche e soprattutto all’amico Egidio, lo abbiamo trovato! Anche il rampichino alpestre ed il codirosso comune sono stati protagonisti delle mie uscite sul campo, a volte solo brevi ma efficaci visite.  Ma le escursioni ed i relativi sopralluoghi, mi hanno permesso di fare interessanti osservazioni, addirittura la scoperta di un nuovo sito di presenza in Basilicata del raro picchio nero o l’avvistamento di una nidificazione del bellissimo picchio rosso mezzano che nel tronco di un cerro morto, nutriva i piccoli che richiamavano insistentemente. E le balie dal collare ed i picchi rossi mezzani del monte Carnara? Qui ho anche potuto ammirare le splendide fioriture della rarissima peonia peregrina.  Cosa dire, poi, delle tante orchidee e fiori selvatici che ho visto per la prima volta, il misterioso allocco del monte Malerba, il volo leggiadro ed elegante della farfalla Melanargia arge, le fioriture del garofano del Vulture e la bellissima escursione tenuta con l’associazione Falconaumanni di Matera sul selvaggio e fantastico, ma anche sconosciuto, Monte La Spina nel parco nazionale del Pollino. Tutte bellezze che fanno ormai parte di me e che spero non mi lascino mai.

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