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Categoria ‘Articoli Natura’

nov 14

Migratori: la Passera scopaiola.

Con l’arriva dell’Autunno giungono in Basilicata alcuni uccelli migratori tipici di altre regioni e che trascorrono la stagione fredde in aree climaticamente più adatte e con sufficiente disponibilità di cibo. Una di queste è la Passera scopaiola, un piccolo e delicato passeriforme dal caratteristico colore nocciola screziato e da una zona grigio-celeste sul capo. Il becco è sottile mentre la coda viene spesso tenuta leggermente sollevata. Caratteristico è il verso di contatto emesso dalla folta vegetazione in cui si nasconde a causa del suo carattere particolarmente schivo. In Basilicata non è indicata come specie nidificante, sull’Appennino meridionale è infatti segnalata in Campania e sulla Sila, ma questo potrebbe dipendere più che altro da mancanza di indagini specifiche, come spesso avviene per la nostra regione. Durante lo svernamento è possibile avvistarla dal livello del mare fino alla bassa montagna, con predilezione per le aree cespugliate e fresche nelle quali forma piccole famigliole. La Passera scopaiola (Prunella modularis) ha un curioso comportamento sessuale, durante la stagione degli amori, con il becco il maschio stimola la femmina ad espellere l’eventuale sperma di altri esemplari, per garantirsi in tal modo il proprio successo riproduttivo. Assieme al Sordone forma la famiglia dei prunellidi. La foto è stata scattata sulla Murgia materana.

 

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passera-scopaiola
nov 06

Itinerari: da Valmiletta a Montepiano.

Tra i tanti itinerari possibili nel Parco regionale di Gallipoli-Cognato e Piccole Dolomiti lucane, ce ne sono alcuni poco conosciuti rispetto a quelli più famosi o battuti. Uno di questi è il percorso che da Valmiletta, un grazioso borgo rurale di Accettura, sale verso il Bosco di Montepiano, una delle cerrete più belle della Basilicata che si estende tra i 700 ed i 1.200 mt. tra i comuni di Pietrapertosa, Accettura e Cirigliano. Tanti sono i motivi d’interesse, innanzitutto il borgo di Valmiletta, un suggestivo gruppo di antiche case in pietra (risale al XVIII secolo) costruito come base per le attività agricole, ma soprattutto per l’allevamento ovi-caprino, una volta molto importante per l’economia locale. Il sentiero che collega l’abitato a Montepiano, ricalca un’antica via pastorale utilizzata per salire in montagna e raggiungere la foresta e l’altipiano dove si trova il bosco omonimo. Lungo il percoso si costeggiano seminativi, pascoli cespugliati, antichi casolari e radi boschi di cerro, in particolare un tratto è delimitato da muretti a secco ed arbusti spinosi, forse un modo per rendere il passaggio obbligato per le greggi. Salendo si incontra la caratteristica Pietra Garresa, una bella formazione di roccia arenacea, suggestivo balcone verso l’alta valle della Salandrella, Gallipoli-Cognato ed Accettura. Giunti nel bosco vero e proprio, una rete di antichi sentieri e più recenti strade forestali, permette di visitare la splendida cerreta colonnare con alberi alti fino a 30 metri, arricchita dalla presenza del raro Tiglio cordato, di fitti arbusti di Agrifoglio, ma anche della bellissima Rovere meridionale e carpini bianchi. Nei siti più freschi vegetano l’Ontano napoletano e l’endemico e bellissimo Acero di Lobel. Tra le piante erbacee, il Bosco di Montepiano è una delle poche stazioni dell’endemica Knautia lucana. Ricca è l’avifauna, in particolare quella legata al bosco: tra i picchi il raro Picchio rosso mezzano ed il minuscolo Picchio rosso minore. Tra i passeriformi, invece, la presenza di alberi ricchi di cavità naturali, permette la nidificazione della rara Balia dal Collare. Ma l’importanza del sito va anche oltre quella prettamente naturalistica, basti pensare al significato che il bosco ha rappresentato e rappresenta, per la celebrazione dei riti arborei che si svolgono a Pietrapertosa e Accettura. Di notevole importanza storica è anche il Tratturo di Montepiano, una delle tante testimonianze legate alla transumanza ed all’allevamento bovino assieme all’antico casone dove una volta si trasformavano i prodotti delle mucche podoliche. Ancora visibile al limite del bosco, l’antica Neviera di Montepiano, un profondo fossato dove una volta si conservava la neve. Montepiano, come altre foreste lucane, è stato luogo di rifugio per le bande di briganti che dopo l’Unità d’Italia scorrazzavano per la Lucania.

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valmiletta
set 21

La Linaria dalmatica.

Ogni tanto le escursioni riservano grandi ed inaspettate sorprese. E’ quello che mi è capitato alcuni giorni fa’,  durante un’uscita nella Foresta di Gallipoli nel Parco regionale di Gallipoli-Cognato e Piccole Dolomiti lucane. Arrivato in cima ad una vetta della foresta, la mia attenzione è stata attirata da un bel fiore giallo che spiccava tra le fessure delle rocce, pochi attimi di riflessione, ed ho capito che avevo trovato la Linaria dalmatica, una rarissima specie diffusa in Europa sud-orientale e Balcani, e presente in Italia in pochissime località del meridione. La maggior parte di questi siti è situato in Basilicata ed in particolare in quest’area protetta, tanto che nella penisola è considerata a rischio d’estinzione. Alta fino ad un metro e con fusto eretto, ha foglie dall’apice acuto che abbracciano il fusto (amplessicauli). I fiori gialli, che compaiono generalmente tra Giugno e Luglio, sono sorretti da un peduncolo lungo circa 1,5 cm. Questa bellissima pianta vive tra i 300 mt. e 1.000 mt.s.l.m. ed anche oltre, in luoghi rupestri o soggetti a frane e dissesti del terreno.

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linaria-dalmatica
set 05

Il Garofano del Vulture.

Specie endemica dell’Italia meridionale (è diffusa in Abruzzo, Campania, Puglia e Calabria, oltre che in Basilicata) deve il suo nome alla scoperta e classificazione da parte dei famosi botanici napoletani Tenore e Gussone avvenuta nel 1843. Questa graziosa cariofillacea è una rara sottospecie del più comune Garofano selvatico, dal quale si distingue in particolare per i petali di un viola scuro, altra caratteristica sono gli stessi fiori riuniti in densi fascetti apicali. Le foglie del fusto sono lineari.Vegeta in aree caratterizzate da prati aridi e sassosi, ma anche in boschi radi, in particolare di querce e su suoli di natura silicea. In Basilicata è diffuso soprattutto nel comprensorio delle Piccole Dolomiti lucane (durante le mie escursioni ho recentemente individuato due nuovi siti) e nella Foresta demaniale di Gallipoli-Cognato. E’ inoltre presente sui monti che circondano Pignola. Tra Giugno e Settembre allieta con le sue fioriture  alcuni monti e boschi lucani, anche se la scomparsa degli ambienti in cui vive, pone la specie in una situazione di vulnerabilità, tant’è che in alcune stazioni dove una volta era segnalato, potrebbe non essere più presente.

 

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ago 03

La Rovere meridionale.

La Rovere meridionale (Quercus petraea ssp.austrotyrrhenica) è una bellissima quercia presente in Basilicata con la sottospecie endemica del Sud Italia (diffusa in particolare in Sicilia settentrionale e Calabria meridionale). Questo possente albero è presente in poche aree dell’Appennino lucano (personalmente l’ho rinvenuta nella Foresta demaniale di Gallipoli-Cognato a Monte Croccia, Monte Malerba e Costa la Rossa) in siti impervi e rocciosi, costituiti da arenarie del Miocene (la specie predilige suoli ben drenati, sciolti e freschi rifuggendo dalle aree argillose di fondovalle) necessita, inoltre, di un alto tenore d’umidità atmosferica, risalendo per questo dalle cerrete montane fino alla fascia inferiore del Faggio, intorno ai 1400-1500 metri di altitudine. Altre località dove l’ho potuta ammirare, sono: la Foresta regionale di Fieghi-Cerreto, il Bosco di Montepiano ed il Bosco di Fonti, nonchè sulla Serra di Calvello nel Parco nazionale dell’Appennino lucano. Si tratta di una pianta molto localizzata che vive isolata o in piccoli gruppi e che quindi passa spesso inosservata, nonostante la bellezza  ed imponenza degli esemplari rimasti (può arrivare a 30 metri di altezza). Caratteri distintivi sono le foglie di un verde scuro e con lobi arrotondati, più larghe al centro e leggermente pubescenti sulla pagina inferiore, dotate della caratteritisca base cuneata e con picciolo non molto lungo. Le ghiande sono isolate e  praticamente sessili (cioè direttamente attaccate ai rametti)  lunghe 2-3 cm. e con cupola scura che la riveste per circa 1/3. La corteccia ha colore grigio chiaro a volte con sfumature rosa, con fessurazioni lunghe ed a reticolo e quasi sempre ricoperta da muschi. Secondo il botanico Gavioli, i boscaioli lucani la chiamavano Eschia o Isca, un toponimo in effetti ancora presente in particolare lungo i fiumi ed i torrenti della nostra regione, a ricordo di una maggiore presenza passata.

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