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Categoria ‘Articoli Natura’

dic 26

Melanargia arge.

Questa bella e rara farfalla diurna è un endemismo dell’Italia centro-meridionale, in particolare del versante tirrenico e delle zone interne, meno frequente sul quello adriatico, è presente in Puglia dal Gargano alla penisola salentina. La sua distribuzione in Basilicata comprende il Pollino e la Murgia materana dove è presente in aree sub-steppiche con vegetazione scarsa o con alberi ed arbusti sparsi. La colorazione bianca, maggiore che in qualsiasi altro ninfalide (la famiglia di appartenenza di questo lepidottero) costituiscono un elemento che ne permette il riconoscimento, inoltre sulle ali anteriori è presente un ocello di colore azzurro cerchiato di nero (gli ocelli sono i i disegni circolari presenti sulle ali). La specie è protetta dalla Direttiva europea Habitat ed è minacciata dalle modificazioni degli ambienti naturali come gli incendi ed il pascolo eccessivo, vive tra il livello del mare ed i 1.500 mt.s.l.m.  Il periodo di sfarfallamento è compreso tra Maggio e Giugno. Il prossimo anno cercherò di coglierla ancor meglio mentre si posa su qualche fiore di composite (la foto risale all’anno 2007) visto  che  quest’immagine l’ho ritrovata quasi casualmente nel mio archivio di foto. Ricordiamo l’etimologia del termine lepidottero dal greco Lepidos=scaglia-squama, perchè le ali delle farfalle sono ricoperte da minuscole squame ovali le une sulle altre, proprio come le tegole delle case. La Melanargia arge, un bellissimo ornamento della Murgia!

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melanargia-arge
ott 24

Il Fungo dell’Esca.

Il Fungo dell’Esca (Fomes fomentarius) è una bella specie parassita di faggi e querce (cerri in particolare ) che incontro spesso nelle mie escursioni per i boschi lucani, sopratutto quelli meglio conservati, pochi ormai, dove sopravvivono i grandi alberi che una volta era facile incontrare nella nostra regione, vestusti cerri e possenti faggi ultrasecolari che naturalmente morivano dopo secoli di vita, luogo ideale per questa bella specie che vive proprio a carico dei soggetti indeboliti dal tempo e dalle malattie. Come altre specie simili, viene anche chiamato fungo a mensola proprio per la caratteristica forma e per il fatto di vivere sui tronchi degli alberi (può raggiungere anche i 50 cm di diametro). Di consistenza legnosa, è anche commestibile, ma proprio per la durezza dei suoi tessuti non è usato per scopi alimentari.  Più interessanti sono i suoi utilizzi, soprattutti passati, infatti, questa bellissima specie, ornamento degli alberi secolari, morti o in via di decadimento e simbolo delle foreste naturali, ha molto da raccontarci; l’Uomo nel passato lo utilizzava come esca  per accendere rudimentali fuochi (il nome latino  fomes vuol dire proprio Esca e nel “bagaglio” di Otzi, l’Uomo di Similaun, ne sono stati trovati dei piccoli pezzi) ma anche come anti emorragico e persino come affilatore di lame. Interessantissimo il cosìddetto fenomeno del Geotropismo, quando il fungo cade al suolo assieme al tronco o al ramo dell’albero parassitato, continua a vivere trasformandosi in saprofita (cioè vive a spese del legno morto) e per far si che le spore possano essere diffuse, il fungo fa in modo che la parte fertile sia sempre parallela al suolo, rigirandosi e cambiando direzione, come dimostrato anche dalla mia foto. Grazie Natura.

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set 22

Il Bosco La Bufata.

Domenica 19 Settembre 2010. Un’altra indimenticabile giornata di escursionismo e Natura alla scoperta di una delle tante bellezze, sconosciute o quasi, della Basilicata, il Bosco della Bufata in territorio di Abriola,  circa 500 ettari di verde posto tra le pendici meridionali della Serranetta ed i versanti orientali di Monteforte ove sorge l’omonimo santuario meta di un antico pellegrinaggio. L’inizio del percorso è in località “Lagaroni” a circa 1.200 mt.slm.al confine tra i comuni di Pignola ed Abriola, da dove, seguendo un antico sentiero ancora oggi utilizzato dalla mandrie di podoliche, si raggiunge un vecchio casino forestale ora utilizzato dai pastori come ricovero per gli animali. Continuando a scendere lungo il  sentiero che man mano tende a sfumare in una semplice traccia, si giunge al suggestivo Fosso di Valle di Nauro, alimentato dalla copiosa sorgente delle Brecce, quindi un bel sentiero a mezza costa tra cerri, meravigliose roveri, faggi ed aceri, carpini ed olmi montani che conduce nei pressi di un ripido costone roccioso da dove si inizia a perdere decisamente quota per raggiungere il quasi pianeggiante Fosso della Fagosa, dove inizia il vero e proprio bosco della Bufata. (in questo tratto di bosco misto non è difficile ascoltare le diverse specie di picchi e  di passeriformi che abitano la foresta).  Qui si interseca una bella ed antica mulattiera lastricata che permetteva i collegamenti con la Fiumarella di Anzi ed il fondovalle, quando il bosco, più di oggi, doveva essere frequentato dalle mandrie di mucche, ma sopratutto dai boscaioli e dai carbonai che sfruttavano le ingenti risorse della foresta. La mulattiera corre accanto al tranquillo ruscello della “Fagosa” dove si possono ammirare   grandi carpini bianchi, aceri d’Ungheria e campestri, faggi secolari, folte cortine di noccioli e nelle zone più acquitrinose, anche ontani neri, dalla tipica forma piramidale. La vegetazione è quella caratteristica delle forre montane fresche ed umide, dove grazie alla particolare conformazione orografica della vallata ed alle ripide pendici che la circondano, al faggio si uniscono altre specie forestali molto esigenti in fatto di suolo e nutrimenti ma che al giorno d’oggi sono meno frequenti di un tempo e che qui fanno concorrenza al più dominante faggio (la zona è ricca di luoghi umidi frequentati dai cinghiali dei quali si notano le evidenti tracce).  Ad ulteriore testimonianza  della ricchezza del sito, vi è la presenza del raro Acero riccio (Acer platanoides) una pianta molto rara in Basilicata e che trova rifugio in poche aree forestali dal clima particolarmente freddo ed umido. A proposito del nome “Bufata”, il toponimo deriverebbe dal verbo “bufare” utilizzato localmente  in alcune aree appenniniche e che attesta la particolare nevosità di un sito (bufare sta per nevicare con forte vento) come doveva essere soprattutto nel passato il bosco in questione, la Bufata di Abriola per l’appunto (in altre regioni italiane il termine indica la notevole piovosità di un luogo) comunque in entrambi i casi,  la  foresta della Bufata sarebbe un bosco dal clima fresco ed umido e per questo ricco di acqua,  grazie alla tanta neve che il vento riesce a depositare in loco  ed anche alla favorevole esposizione ai venti che provengono da oriente. Una volta lasciato il Fosso della Fagosa (Fagosa è sinonimo di faggeta) si può raggiungere la località Acqua La Corte preceduta dall’omonima e fresca fontana con pilaccio. Di quì si può proseguire in forte salita attraversando una zona di pascoli e boschi cedui (c’è solo lo spiacevole inconveniente  di alcune recinzioni da superare chiedendo  la necessaria autorizzazione ai pastori che di solito sono in zona ….). Al termine della salita si raggiungono i pascoli ed i felceti di Piano Capriolo (interessante toponimo che ricorda la passata presenza di ungulati selvatici assieme a quello delle Murge di Cervo, nei pressi della Bufata). Dalla cima si gode un  ampio panorama su una vasta area della regione e su alcune cime dell’Appennino lucano. Ridiscesi dalla vetta, si segue un bel sentiero che costeggia un bosco ceduo di querce dove in Estate si può ammirare il bellissimo Garofano del Vulture (nuovo sito per la Basilicata) mentre sulle rocce della vetta è possibile ammirare la rara Achillea lucana, una piccola e delicata “margherita” endemica della nostra regione. Continuando a scendere di quota,   il bosco ritorna protagonista ed i faggi ed i cerri d’alto fusto ci accompagnano sino al valico della Sellata dove ha termine l’escursione. Per ritornare al punto di partenza è necessaria un’altra vettura precedentemente lasciata al valico della Sellata. Alcuni dati del percorso: sviluppo del percorso 10 Km; dislivello in salita 650 metri circa, dislivello in discesa circa 600 metri circa. Punto più alto del percorso: Monteforte 1.444 mt.slm. Punto più basso: Fosso della Fagosa 920 mt.slm. Sorgenti: Acqua La Corte.  Difficoltà: E. Tempi di percorrenza: circa 6 ore.

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lug 23

Averla capirossa nidificante.

Il 22 Luglio 2010 è stato il giorno per un’altra bella scoperta, questa volta nel Parco regionale della Murgia Materana; una coppia di Averla capirossa (Lanius senator) una delle tre specie di averle nidificanti in Basilicata, le altre due sono l’Averla piccola e l’Averla cenerina. Questa bella specie,  oramai sempre più rara anche da noi, è caratterizzata da coda lunga, parti superiori nere con evidenti “spalline” bianche  e dalla parte superiore della testa rossa (nella femmina tale colore è  leggermente meno brillante) mentre il giovane dell’anno è caratterizzato da fitte barrature e dalla mancanza di rosso sulla testa. Tipico, come gli altri rappresentanti di questo genere, è il becco dotato di punta incurvata verso il basso utilizzato per catturare grossi invertebrati di cui si nutre e che spesso vengono infilzati ai rami spinosi di arbusti come rose canine, prugnoli o biancospini, utilizzati anche come posatoi di caccia e siti di nidificazione e che diventano veri e propri magazzini dove poter successivamente utilizzare quanto cacciato in precedenza. L’Averla capirossa è uno di quegli uccelli tipici di ambienti sempre più rari in Europa, frequenta infatti, ambienti ecotonali, cioè di transizione come piccoli boschetti, siepi, frutteti, circondati da zone più aperte in cui cacciare. Tali habitats naturali  sono purtroppo sempre più  minacciati da vari fattori, come la loro modificazione,  ma anche da altri pericoli, quali l’abbandono delle campagne oppure un utilizzo troppo intensivo delle colture agricole che spesso influiscono negativamente sulle popolazioni di averle.  Aver trovato una coppia che nidifica nell’area della Murgia materana è senza dubbio un segnale incoraggiante e che fa ben sperare per il futuro, visto che in mancanza di fattori di disturbo questa piccola averla mostra alta fedeltà al sito di riproduzione. L’Averla capirossa sverna in Africa a Sud del Sahara e ritorna da noi per nidificare tra Marzo e Maggio.

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giu 14

Lo Zigolo capinero.

Tra le più importanti presenze nel quadro dell’avifauna lucana, un posto di primo piano spetta senza dubbio allo Zigolo capinero (Emberiza melanocephala). Questo rappresentante della famiglia degli zigoli (Emberizidi) è diffuso in alcune aree della Basilicata aventi precise caratteristiche ambientali: scarsa vegetazione arborea, diffusa presenza di ambienti di macchia (in particolare lentischeti) zone calanchive inframezzate a campi di cereali condotti con metodi estensivi  e bordate da siepi ed alberi sparsi, insomma un ambiente a “mosaico”, vario e con un clima arido e secco, che ricorda molto da vicino quello orginario di questa specie, vale a dire alcune aree dell’India e dell’Asia sudorientale.  In Europa questa specie raggiunge per la nidificazione alcune aree dei balcani ed in piccola parte anche l’Italia (soprattutto il centro-sud) tra le quali spiccano proprio la Basilicata, con densità molto più alte rispetto rispetto ad altre zone nelle quali è pur presente in maniera significativa. Il maschio è dotato di un cappuccio nero molto evidente (da cui il nome) da un mantello rosso e da parti inferiori gialle; la femmina, invece, è dotata di un cappuccio grigiastro e colori più smorti. Il canto territoriale del maschio, gradevole, musicale e dotato di gorgheggi  (a differenza degli altri zigoli) viene emesso da posatoi ben vista come lentischi o filliree ma anche fili della corrente o piccoli alberi e pali di recinzione, rendendo questa specie abbastanza riconoscibile e visibile. I fitti cespugli della macchia mediterranea, soprattuto i folti lentischi, sono invece utilizzati per la nidificazione. Le aree in cui è maggiormente presente coincidono con quelle del futuro parco regionale dei calanchi lucani, che si spera possa essere istituito nel più breve tempo possibile, e sono: la zona tra Tursi e Montalbano ionico,  quella tra San Mauro Forte, Ferrandina e Craco, ma anche quella tra Senise,  Sant’Arcangelo e Colobraro,  nonchè di alcune aree della Fossa Bradanica al confine con la Puglia. Che bello averlo visto ed ascoltato nello splendido scenario dei calanchi! Per un approfondimento si rimanda ad un interessante articolo del naturalista  ed ornitologo Egidio Fulco (Un mediorientale in vista in Basilicata: Lo Zigolo capinero). Per l’articolo clicca qui

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Il canto dello Zigolo capinero tra i calanchi di San Mauro Forte:
Zigolo capinero San Mauro Forte

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