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Categoria ‘Articoli Natura’

feb 17

Benvenuti!

Seguilsentiero non è soltanto il sito di una guida escursionistica ed ambientale, è anche il luogo dove racconto la Basilicata e la sua Natura, le mie escursioni, le giornate di birdwatching con il binocolo, quelle in cui fotografo le orchidee, i fiori, i boschi, i paesi, è anche il luogo dove parlo delle scoperte di nuove località, ma anche dei problemi e delle aspettative della Natura lucana che vorrei.

lug 23

Averla capirossa nidificante.

Il 22 Luglio 2010 è stato il giorno per un’altra bella scoperta, questa volta nel Parco regionale della Murgia Materana; una coppia di Averla capirossa (Lanius senator) una delle tre specie di averle nidificanti in Basilicata, le altre due sono l’Averla piccola e l’Averla cenerina. Questa bella specie,  oramai sempre più rara anche da noi, è caratterizzata da coda lunga, parti superiori nere con evidenti “spalline” bianche  e dalla parte superiore della testa rossa (nella femmina tale colore è  leggermente meno brillante) mentre il giovane dell’anno è caratterizzato da fitte barrature e dalla mancanza di rosso sulla testa. Tipico, come gli altri rappresentanti di questo genere, è il becco dotato di punta incurvata verso il basso utilizzato per catturare grossi invertebrati di cui si nutre e che spesso vengono infilzati ai rami spinosi di arbusti come rose canine, prugnoli o biancospini, utilizzati anche come posatoi di caccia e siti di nidificazione e che diventano veri e propri magazzini dove poter successivamente utilizzare quanto cacciato in precedenza. L’Averla capirossa è uno di quegli uccelli tipici di ambienti sempre più rari in Europa, frequenta infatti, ambienti ecotonali, cioè di transizione come piccoli boschetti, siepi, frutteti, circondati da zone più aperte in cui cacciare. Tali habitats naturali  sono purtroppo sempre più  minacciati da vari fattori, come la loro modificazione,  ma anche da altri pericoli, quali l’abbandono delle campagne oppure un utilizzo troppo intensivo delle colture agricole che spesso influiscono negativamente sulle popolazioni di averle.  Aver trovato una coppia che nidifica nell’area della Murgia materana è senza dubbio un segnale incoraggiante e che fa ben sperare per il futuro, visto che in mancanza di fattori di disturbo questa piccola averla mostra alta fedeltà al sito di riproduzione. L’Averla capirossa sverna in Africa a Sud del Sahara e ritorna da noi per nidificare tra Marzo e Maggio.

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giu 14

Lo Zigolo capinero.

Tra le più importanti presenze nel quadro dell’avifauna lucana, un posto di primo piano spetta senza dubbio allo Zigolo capinero (Emberiza melanocephala). Questo rappresentante della famiglia degli zigoli (Emberizidi) è diffuso in alcune aree della Basilicata aventi precise caratteristiche ambientali: scarsa vegetazione arborea, diffusa presenza di ambienti di macchia (in particolare lentischeti) zone calanchive inframezzate a campi di cereali condotti con metodi estensivi  e bordate da siepi ed alberi sparsi, insomma un ambiente a “mosaico”, vario e con un clima arido e secco, che ricorda molto da vicino quello orginario di questa specie, vale a dire alcune aree dell’India e dell’Asia sudorientale.  In Europa questa specie raggiunge per la nidificazione alcune aree dei balcani ed in piccola parte anche l’Italia (soprattutto il centro-sud) tra le quali spiccano proprio la Basilicata, con densità molto più alte rispetto rispetto ad altre zone nelle quali è pur presente in maniera significativa. Il maschio è dotato di un cappuccio nero molto evidente (da cui il nome) da un mantello rosso e da parti inferiori gialle; la femmina, invece, è dotata di un cappuccio grigiastro e colori più smorti. Il canto territoriale del maschio, gradevole, musicale e dotato di gorgheggi  (a differenza degli altri zigoli) viene emesso da posatoi ben vista come lentischi o filliree ma anche fili della corrente o piccoli alberi e pali di recinzione, rendendo questa specie abbastanza riconoscibile e visibile. I fitti cespugli della macchia mediterranea, soprattuto i folti lentischi, sono invece utilizzati per la nidificazione. Le aree in cui è maggiormente presente coincidono con quelle del futuro parco regionale dei calanchi lucani, che si spera possa essere istituito nel più breve tempo possibile, e sono: la zona tra Tursi e Montalbano ionico,  quella tra San Mauro Forte, Ferrandina e Craco, ma anche quella tra Senise,  Sant’Arcangelo e Colobraro,  nonchè di alcune aree della Fossa Bradanica al confine con la Puglia. Che bello averlo visto ed ascoltato nello splendido scenario dei calanchi! Per un approfondimento si rimanda ad un interessante articolo del naturalista  ed ornitologo Egidio Fulco (Un mediorientale in vista in Basilicata: Lo Zigolo capinero). Per l’articolo clicca qui

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Il canto dello Zigolo capinero tra i calanchi di San Mauro Forte:
Zigolo capinero San Mauro Forte

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apr 04

La Moricandia comune.

I calanchi della Basilicata, apparentementi aridi, brulli e privi di emergenze floro-faunistiche,  offrono all’occhio di un attento visitatore, diversi motivi d’interessi, legati non soltanto al paesaggio ed alla geomorfologia,  ma anche  a motivi vegetazionali e floristici. Al riguardo una delle specie più interessanti è senz’altro una bella ed elegante pianta della famiglia delle Crucifere: la Moricandia arvensis (Moricandia comune). Dotata di fiori rosa-violaceo e  foglie tipicamente amplessicauli (allargate alla base e che circondano il fusto), fiorisce tra Marzo ed Ottobre tra i 200 ed i 500 mt. s.l.m., lungo scarpate stradali, incolti, terrazzi fluviali, lungo le ferrovie, su suoli argillosi e ciottolosi. Comune in alcune regioni, diventa più rara in altre località. In Italia è presente lungo l’alto versante tirrenico ed in alcuni siti del meridione. In Basilicata è presente oltre che nei calanchi di Aliano,  nella Valle del Basento (Ferrandina), nei pressi di Valsinni e Sant’Arcangelo. E’ una specie con areale mediterraneo-sahariano ed in Basilicata il suo status di conservazione è considerato vulnerabile a causa dell’utilizzazione dei siti dove vive.

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mar 18

Orme sulla neve.

Compiere un’escursione sulla neve, non permette soltanto di godersi paesaggi fiabeschi ed incantanti, ma offre anche la possibilità di imparare a riconoscere le tracce ed i segni degli animali che frequentano i boschi e le nostre montagne. Se si ha la possibilità di effettuare un’uscita subito dopo una nevicata, ecco che il manto bianco si ricoprirà delle orme di alcuni frequentatori, a volte poco visibili, di questi ambienti e che possono essere riconosciuti con un minimo di esperienza. Tra le orme più frequenti ci sono quelle della Volpe, molto simili all’impronta di un cane della medesima taglia, se ne distinguono soprattutto per la forma più stretta ed allungata; quelle del Cinghiale, invece, hanno una caratteristica forma trapezioidale, grazie alla presenza di due speroni situati posteriormente ai due zoccoli, particolare che ne permette la distinzione dalle simili tracce di altri ungulati (cervi, caprioli). Quelle di una Lepre che si muove sulla neve, sono invece costituiti da una specie di “T” rovesciata dove i due segni affiancati sono costituiti dalle lunghe zampe posteriori, mentre quelli posti in successione uno dietro l’altro, appartengono alle zampe anteriori, più corte. Infine, in particolare su neve leggermente più dura, è possibile scorgere i segni lasciati da un uccello che si è posato per terra, in questo caso, con molta probabilità un Merlo, che come da sua abitudine, si è posato sul terreno per cibarsi.

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cinghiale
lepre
merlo
volpe
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