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gen 21

Le tracce sulla neve.

La neonata associazione “Lanius” organizza un’uscita con le ciaspole nel parco nazionale del Pollino per imparare a conoscere e riconoscere le tracce degli animali in ambiente innevato. Tra le fiabesche atmosfere dei boschi di faggio ed abete bianco del Pollino, esperti naturalisti ci faranno scoprire il mondo segreto ed affascinante della montagna invernale.

L’appuntamento è per il 19 febbraio 2012. Per informazioni e contatti, clicca qui:

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Benvenuta Lanius!

dic 18

Bosco Marone.

Dopo un autunno ricco di bellissime escursioni, dicembre ha offerto l’ultima uscita del 2011 in un sito che volevo visitare da tempo, la zona del fosso Canneto e del Cugno della Troccola nel bacino del torrente Salandrella (territorio di Accettura) all’interno del parco regionale di Gallipoli-Cognato e Piccole Dolomiti Lucane. Questa zona posta ai limiti della foresta demaniale e poco conosciuta ai più, presenta diversi motivi d’interesse: gli antichi percorsi di una volta, come le mulattiere che collegavano il centro abitato con le borgate rurali di Case Saricchio e Valdienne e delimitati in maniera caratteristica da muretti a secco, campi, alberi, siepi arbustive e ancora la strada intercomunale che univa Accettura a Campomaggiore nella valle del Basento (a tratti sono ancora visibili i resti della pavimentazione in pietra) e la deliziosa chiesa campestre della madonna di Ermoli o dei Fiori, immersa in un paesaggio bucolico tra i più suggestivi, fatto di coltivi, masserie, antiche querce, borghi rurali, uliveti, il tutto circondato da costoni rocciosi e creste boscose. Bellissima, inoltre,  la scoperta di un antico palmento in un uliveto; questi manufatti, scavati direttamente nei massi di arenaria servivano per la spremitura direttamente in loco di piccole quantità di olio attraverso un sistema di successivi passaggi tra vasche poste a differenti livelli e la raccolta del prezioso liquido tramite il galleggiamento sull’acqua. Nei pressi del palmento, si trova il piccolo borgo di Case Saricchio, e la chiesetta della Madonna di Ermoli, dove a maggio si svolge un’antica festa campestre con giochi e scampagnate all’aria aperta, con la statua della madonna portata in processione e decorata con fiori di campo. Bellissimo il tratto che dalla borgata sale verso il bosco Filuedo ed il Casino Marone e che si inerpica su un ripido e singolare costone roccioso tra eriche, cisti e radi boschi di querce con un bel panorama sulla vallata sottostante ed i picchi rocciosi del Cugno della Troccola e le incisioni sulle argille varicolori del fosso Canneto. Continuando lungo il percorso, il sentiero ben marcato dalle mandrie di podoliche che frequentano la zona, entra più decisamente nel fitto bosco della Cannata Marone, tra cerri, farnetti e gigantesche roveri, rifugio di picchi rossi mezzani ed altri uccelli forestali come la rara balia dal collare. Poco sotto la cima del bosco, a quasi 1.160 metri altitudine, si trova un caratteristico gruppo di grandi rocce di arenaria, scavate dal vento in forme bizzarre e dai più diversi colori e nelle cui cavità nidifica il piccolo e grazioso scricciolo, nonchè i resti di un probabile rifugio di pastori costruito sfruttando le rocce del posto. Dalla parte più alta del percorso, ci siamo quindi “tuffati” lungo un ripido versante boscoso utilizzando tracce di sentiero create dalle podoliche e dalla greggi e seguendo un vallone boscoso siamo tornati nella zona della madonna di Ermoli; l’ultimo tratto ha seguito una pista sterrata che tra masserie, uliveti e boschi di querce ritorna verso il fosso Canneto al punto di partenza, dove questa bellissima escursione è terminata. Ci tornerò in Primavera!

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set 30

Indagini naturalistiche.

Seguilsentiero è stato citato in alcuni studi naturalistici presentati dall’amico Egidio Fulco presso il C.I.O. (convegno italiano di ornitologia); si tratta in particolare di indagini dedicate al Picchio rosso mezzano e ad altre specie forestali e montane a cui ho contribuito indirettamente, con osservazioni e segnalazioni di nuovi in cui sono presenti alcuni uccelli la cui distribuzione in Basilicata è ancora poco nota, ma anche semplicemente facendo conoscere le località poi oggetto dello studio (es.il Bosco di Montepiano). Ringrazio Egidio per avermi ricordato….

clicca qui per scaricare il riassunto del lavoro (Appennino Lucano):

clicca qui per scaricare il riassunto del lavoro sul Picchio rosso mezzano:

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Poster CIO Picchio
ago 23

Betulla!

Una nuova stazione di Betula pendula nel parco nazionale dell’Appennino Lucano, la bella notizia è il frutto dell’escursione fatta in territorio di Brienza il 21 Agosto 2011 alla ricerca di nuovi sentieri e località da scoprire nella mia terra lucana. L’unica stazione ufficialmente riconosciuta era quella di Camporotondo in territorio di Paterno, sempre ai confini con la Campania lungo le montagne che fanno da spartiacque tra le due regioni e dei quali i popolamenti lucani rappresentano ecologicamente la naturale prosecuzione. Questo albero rarissimo nella nostra regione e la cui presenza è stata accertata solo recentemente, è presente in alcune località dell’Appennino campano e sull’Etna, e costituisce un prezioso relitto delle glaciazioni quaternarie. Pianta eliofila e microterma (cioè adatta ad ambienti aperti ma freddi), ha notevoli esigenze di acqua ma riesce con l’apparato radicale molto sviluppato a vivere su suoli molto poveri ed in aree nude e rocciose al margine dei boschi (soprattutto faggete da noi). Dotata di una carattertistica corteccia biancastra che si sfalda in strisce orizzontali, possiede belle foglie di forma romboidale e dal margine seghettato ed una chioma leggera ed aperta. La betulla, tipica pianta pioniera, ha rapido accrescimento ma longevità abbastanza limitata, legno molto duro ma poco resistente all’acqua una volta tagliato, utilizzato soprattutto per lavori al tornio, per ricavarne pali e pannelli per compensati. Molteplici sono gli usi che soprattutto i popoli nordici fanno di questo albero, in particolare dalla corteccia incidendola si ricava una linfa molto ricca in zuccheri che dopo opportuna fermentazione, è utile alla produzione di birra ed aceto. Sempre dalla corteccia si estrae un olio usato nella concia delle pelli ma molti sono anche gli usi in erboristeria per i quali si utilizzano gemme, foglie e cortecce, tutti dotati di svariate proprietà: antisettiche, cicatrizzanti e sudorifere. Curiosità, la corteccia veniva utilizzata dagli antichi romani per rivestire i fasci littori, simbolo del potere e della somministrazione della giustizia. Anche l’attrezzatura di Oetzi, la mummia ritrovata sui ghiacci alpini dell’Alto Adige, era formata da alcuni contenitori composti da corteccia di betulla.

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ago 10

Nitticore nidificanti a San Giuliano.

Dopo tanti anni (era dal 1985 che non si verificava questo evento) la nitticora (Nycticorax nycticorax) è tornata a nidificare nella riserva naturale di San Giuliano tra Matera, Grottole e Miglionico. Si tratta di un uccello appartenente alla famiglia degli aironi, dalla corporatura robusta e tozza e dal tipico piumaggio bianco e nero degli adulti, mentre i giovani sono brunastri con macchie bianche. Frequenta zone umide con pioppeti ed ontaneti, canneti e cespugli e spesso sfugge alle osservazioni, perchè di solito attivo soprattutto al crepuscolo, pur essendo abbastanza appariscente perchè gregario anche nel periodo post-riproduttivo. Si ciba di anfibi e pesci che caccia in acque basse, soprattutto di notte per sfuggire alla competizione con altri ardeidi. Le foto sono state scattate il 29 Luglio 2011 (un adulto e due giovani). Migratore, sverna in Africa.

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